Prova
“Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)
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giovedì 25 settembre 2014
venerdì 12 settembre 2014
Le elezioni saranno a primavera: vota LISTA FANCUL (Fan della Cultura)
«Non fia loco ove sorgan barriere / Tra l’Italia e l’Italia, mai più! / L’han giurato: altri forti a quel giuro / Rispondean da fraterne contrade»
«Noi siamo da secoli Calpesti, derisi Perché non siam Popolo Perché siam divisi» (Goffredo Mameli, Canto degli Italiani)
Ecco, questi versi sono molto più sensati, sicuramente se Bossi li conoscesse sarebbe d’accordo. Per ironia della sorte, le parole di quel Mameli di cui i leghisti disconoscono l’inno nazionale illustrano bene la situazione italiana ancora ai giorni nostri. Mameli coltivava una nobilissima intenzione, la quale però è purtroppo rimasta sulla carta. Si è fatta l’Italia, ma gli italiani ancora non sono stati fatti, nel senso che sotto gli aspetti politico, sociale, civile, economico e anche linguistico (esiste una frammentazione di dialetti impressionante, molti non parlano affatto la lingua italiana e in alcune province si parlano quasi esclusivamente il francese, il tedesco, il ladino, l’albanese e persino il greco!), gli Italiani sono ancora un popolo inesistente! Piaccia o non piaccia è così…
Vista la situazione attuale dopo oltre 150 anni dalla cosiddetta unificazione, non sarebbe male attuare il progetto della Lega Nord. Io proporrei tre macroregioni:
MACROREGIONE DEL SUD: Sicilia - Calabria - Puglia - Basilicata - Molise - Abruzzo - Campania. Questa Macroregione dovrebbe avere come capitale la città di Napoli.
MACROREGIONE DEL CENTRO: Lazio - Umbria - Toscana - Marche - Emilia-Romagna - Sardegna. Questa Macroregione dovrebbe avere come capitale la città di Roma.
MACROREGIONE DEL NORD: Veneto - Lombardia - Piemonte - Valle d'Aosta - Liguria - Trentino Alto Adige - Friuli Venezia Giulia. Questa Macroregione dovrebbe avere come capitale la città di Milano.
In realtà sarebbe preferibile Torino, ha una storia molto più importante ed è sotto molti aspetti molto più bella di Milano (non me ne voglia Salvatore che è in procinto di trasferirsi a Milano), però Milano ha una centralità geografica e una economia che la rendono più importante. Dunque, ragazzi, questo è il mio progetto politico. Vi annuncio che mi sto informando per presentarmi alle prossime elezioni politiche con un movimento nuovo, che si rifà in buona parte al programma del M5S, con in più l’obiettivo fondamentale di arrivare a una divisione dello Stato italiano in tre piccoli Stati, con tanto di visto per passare da uno Stato all’altro, soprattutto per questioni di sicurezza. Se qualche campano o qualche siciliano sono sospettati di voler venire a Roma o di voler andare a Milano o a Torino per motivi non molto chiari, gli si deve negare il visto e se ci vanno cmq anche senza visto, allora scattano le manette: processo per direttissima e sei mesi di carcere senza alcuna condizionale. Per quanto riguarda coloro che vanno a rompere i coglioni ai turisti alle stazioni di Roma, Milano, Firenze, Torino ecc., processo per direttissima, sei mesi di detenzione. Escono e tornano alla stazione a rompere i coglioni e a rubare? Processo per direttissima e dodici mesi di carcere. State tranquilli che passerà loro la volontà di fare i ladruncoli. Il mio programma prevede inoltre il REDDITO DI CITTADINANZA: 300 monete al mese per chi lavora, ma guadagna meno di 700 monete al mese; 400 monete al mese per chi lavora, ma guadagna meno di 600 monete; poi 500 monete al mese per i disoccupati in casa con i genitori; 800 monete al mese per i disoccupati con un figlio; 1100 monete per i disoccupati con due figli. Proporrei anche di più, ma non ci sono le risorse. Il mio programma prevede inoltre il dimezzamento netto delle pensioni oltre i 20mila euro; il dimezzamento netto degli stipendi dei parlamentari e dei magistrati; il raddoppio netto dei salari per gli operai; il raddoppio netto degli stipendi di alcune categorie della P.A., per esempio insegnanti, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, VV.FF., ecc… Il mio programma prevede il carcere immediato per i reati di tipo ambientale e contro il patrimonio artistico, storico e culturale, nonché per chi tortura o abbandona gli animali. Il programma prevede pure lunghi anni di detenzione per chi si macchia di evasione fiscale. Per i reati di mafia l’ergastolo da scontare in esilio, possibilmente in un carcere di massima sicurezza in Siberia. Bene, ragazzi, avrò il vostro voto? Sì? Grazie, sapevo di poter contare su di voi. Il nuovo movimento politico ha già uno slogan che di per sé vale quanto un intero programma: MAFIOSI LADRI EVASORI E FARABUTTI VARI, SO’ CAZZI VOSTRI!!! IN KAMPANA!!! La sigla sarebbe FANCUL (che sta per i Fan della Cultura). Se non vi piace proponete un nome voi. Daje che ‘sta vorta ja ‘a famo!!!
(Alessandro, detto Er Proff)
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Splendido…! Io voto la lista “Fancul” fin da subito. Mi piace assai...! Mi piace la svolta “giustizialista”; mi aggrada non poco la riforma pensionistica e di ridistribuzione del reddito; mi entusiasma il punto sulla difesa dell’ambiente e del patrimonio storico-culturale. Ho qualche dubbio sulla separazione del nostro Stato in macro-regioni: proprio perché è stato versato tanto sangue e in onore ai martiri che hanno unito (si fa per dire…) questa nostra nazione, proprio per questo (e non per altro…) sono contrario. Totò in un film diceva: “Ahi Garibaldi…, che hai fatto...!”, volendo significare: ma chi te l’ha detto a te (ripetizione rafforzativa…) di fare questa benedetta Unità d’Italia???? Perché…, perché unire ciò che non potrà mai stare insieme??? Bah…! L’Ottocento è stato il secolo dei grandi slanci, delle grandi visioni, e purtroppo anche il secolo dell’Unità d’Italia. Il Mezzogiorno all’alba della spedizione dei Mille era una sorta di confederazione (la Sicilia dei Baroni manco se lo cacava il Re di Napoli…) che non brillava per ricchezza e per progresso industriale e tecnologico - anche se i forzieri del regno erano stracolmi di oro zecchino, peraltro prontamente saccheggiato dai Savoia…), ma era una realtà che stava in piedi, viveva di un’economia di sussistenza e non aveva bisogno di nessuno. Da che giunsero i piemontesi, il Sud venne messo letteralmente a ferro e fuoco (il brigantaggio e con esso le popolazioni che l’appoggiavano furono annientati fisicamente: vedi il massacro di Pontelandolfo), cominciò il grande ladrocinio delle ex terre borboniche, ci fu una progressiva e sistematica spoliazione di tutta la ricchezza materiale e spirituale di quelle genti. Ed è purtroppo un fatto assodato, che il cancro della mafia abbia avuto origine proprio in questa congiuntura storico-sociale: il “guappo”, o “capo-famiglia”, diventava l’unico baluardo contro l’invasore e contro il sopruso di un esercito che trattava tutti come beduini da colonizzare! Il male del Sud è cominciato con i Mille (quasi tutti bergamaschi, peraltro: oggi Bergamo è la patria della Lega secessionista…) che si imbarcarono presso lo scoglio di Quarto, Genova. Da allora tutto è precipitato: povertà dilagante, emigrazione di massa, azzeramento delle piccole economie locali, sfruttamento della manodopera a basso costo nelle fabbriche del Nord, industrializzazione devastante di intere zone costiere, con relativi danni ambientali e annientamento del possibile volano turistico. E in più, clientelismo, corruzione, mafia e tutto il resto…!
“Ahi Garibaldi… che hai fatto…!” Aveva ragione Totò. E pur tuttavia ormai la frittata è fatta: dobbiamo tenercela. Gli inglesi dicono “For better or for worse, my country”, nel bene o nel male, questo è il mio paese. E gli inglesi sono un grande popolo!
Italiani…, votate LISTA FANCUL. E sennò, annatevene aff…!
(Luigi, detto Yanez)
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Perfetto, ero sicuro che ti sarebbe piaciuto questo programma, ora è il momento di fare proseliti. Intanto bisogna stendere nero su bianco il programma e fare le cose per bene. Questa nuova avventura ci porterà un sacco di monete nelle tasche e tante illusioni agli italiani (che neppure esistono). Quando anche noi ci saremo gonfiati le tasche di soldi a danno dei gonzi e dei polli che ci hanno dato credito e che ci hanno votato allora possiamo anche ritirarci dalla politica. A me bastano quattro o cinque milioncini e posso anche licenziarmi dalla scuola. Non possiamo eliminare il punto della divisione dello Stato italiano in macro-regioni perché significherebbe perdere milioni di voti al Nord dove la Lega ha ancora parecchi sostenitori. Tutti i voti persi dalla Lega li prenderemo noi con questo nuovo movimento. Ovviamente noi promettiamo con la chiara volontà e la piena consapevolezza di non mantenere, mi sembra logico, d’altronde anche la sigla del nuovo movimento politico è estremamente chiara: noi dichiariamo che FANCUL sta per “Fan della Cultura”, ma in realtà sta proprio per VAFFANCULO, cioè proprio il fanculo nazionale detto ai polli e ai coglioni che ci riempiranno le tasche di soldi che poi noi spenderemo per crociere, viaggi, alberghi, belle ragazze e automobili sportive. Io ho già in mente di prenotare una Jaguar oppure una SAAB Aero decappottabile. Appena presi i voti mi lancio al concessionario! Ho pure adocchiato una bella villetta privata al quartiere Aventino, ce voranno ‘n par de mijoni, c’ha pure er boxe interno, ‘na comodità incredibbile. E poi logicamente devo comprare il TV Samsumg 65’’ ultimo grido, ce voranno circa tremila monete. Io sto preparando una bozza con il regolamento per la protezione dei beni artistici, tu stendi qualcosa sul piano giuridico, partendo dalla nuova normativa per chi va a rompere le palle alle stazioni. Vacci giù pesante, più sono pesanti le punizioni e più voti prenderemo. Palazzo di Montecitorio, arriviamo!!! Politici marci e corrotti, cominciate a prepara’ subbito ‘n ber sacchetto de banconote!!! Ehm... ahum, glub
(Alessandro, detto Er Prof)
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Il tuo nuovo progetto politico abbisogna di voti e sostenitori: Luigi è un eccellente uomo di pubbliche relazioni (nel nuovo governo potrebbe fare il Ministro degli Esteri) mentre Lorenzo - che parla poco ma che ogni volta che si pronuncia lascia il segno - avrebbe il Ministero dell’Industria (è ingegnere, e poi è lombardo, pensa che di cognome fa Cantù…) L’idea delle tre Italia è ottima, e ci garantirà milioni di voti, quel che mi lascia perplesso è la finalità del progetto. Tu dici: arubbiamo tutto, se compramo la Jaguar (e la barca), se scopamo le deputate e mettemo li sordi all’estero…, ma non è quello che ha fatto quello là…, e che adesso fa questo qua…? Me sa che semo arrivati tardi!!
(Salvo, detto l’Uomo dei traslochi - e quindi futuro Ministro dei Trasporti)
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No, Salvatore, tranquillo, non è tardi, quello là e questo qua hanno fatto man bassa, ma c’è ancora da spreme, ce stanno ancora ‘n sacco de sòrdi e questo è er momento nostro. La proposta dei ministeri che hai avanzato mi garba, sono d’accordo per Luigi agli Esteri e quel lombardo di Lorenzo all’Industria (anche se da alcuni anni le industrie lombarde chiudono a un ritmo impressionante, purtroppo…) Qui bisogna mettersi al lavoro. I tempi sono maturi. Il giovane Matteo mangerà il panettone, ma non la colomba pasquale. Quella sa ‘a magnamo noi… Allora io c’ho quarche spesuccia, me serve quarche spicciolo. Ho già pronta la lista: 1) Appartamento attico con terrazzo da 120 mq e box auto privato in zona Aventino a Roma: costo 2.100.000 euro 2) Jaguar Type TX 3000 cc. : costo 175.000 euro 3) TV color Samsumg UHD 55" HU8500 CURVED: 3.000 euro 4) Yacht da Gran Turismo della ISA Yachts modello da 67 metri Costo: ‘na barca di soldi! Mai tale espressione è stata più adeguata. Come vedete sono spesucce, non chiedo molto, però se non riusciamo nell’impresa non riuscirò a fare questi semplici acquisti. Immagino che anche voi abbiate le vostre esigenze. Per esempio Salvatore non disdegnerà prendere un appartamento al centro di Milano, anziché andare in una squallida periferia. Lo stesso Luigi gradirebbe acquistare una bella Ford di alta cilindrata, bella fiammante oppure una Maserati o, perché no, tutte e due. Lorenzo non avrà nulla in contrario se potrà comprare una Peugeot di lusso o una Porsche o, perché no, tutte e due… Insomma ognuno di noi immagino abbia delle semplicissime e legittime richieste, ma solo se andrà in porto il progetto politico riusciremo a soddisfarle. Non è troppo tardi, i soldi ci sono, dobbiamo muoverci per prenderli! Coraggio, al lavoro sul programma! Un solo consiglio: scrivete un sacco di cazzate, promettete mari e monti, promettete la luna e avremo successo. Questo metodo in Italia ha sempre funzionato!!! Forza, al lavoro per la Lista FANCUL !!!
(Alessandro, detto Er Prof)
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Allora il nuovo progetto politico è avviato, il programma vede già un abbozzo significativo. Tra una settimana sarà pronto, alla prossima primavera cominceremo a gonfiarci le tasche di monete rubate, ehm, volevo dire di soldi onestamente guadagnati senza fare un cazzo… Io ho quella lista della spesa da fare, sono poche semplici cose, ma tirando le somme verranno fuori parecchie centinaia di milioni di euro, compreso lo yacth di lusso che è irrinunciabile…! Ammazzalo che sonno…
(Alessandro, detto Er Prof: prossimo Ministro dei Beni Culturali)
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Allora dunque io sto procedendo come un treno nella stesura del nuovo programma politico. Se volete farne parte c’è un ruolo anche per voi. Il mio programma si prefigge un unico scopo: IMBOTTIRSI LE TASCHE A SPESE DEGLI ITALIANI COGLIONI CHE MERITANO SOLO CALCI IN CULO Siete d’accordo? Immagino di sì. C’è da prendere un sacco di soldi… Dunque io mi sto occupando della parte relativa al recupero e alla tutela del patrimonio artistico, Salvatore si occuperà del Ministero dei Trasporti, Luigi andrà alla Giustizia e Lorenzo alle Telecomunicazioni. Ragazzi, qui c’è da prendere una barca di soldi. Si parla di milioni e milioni di monete. Io devo da prenne’ l’attico all’Aventino, me ce vònno ‘n par de mijoni, devo compra’ pure ‘na Jaguar, so’ sordi mica bruscolini…! Daje, mettemose al lavoro! Domenica prossima dovrà essere tutto pronto…! Daje che la prossima se n’annamo a mette tutti ‘n crociera, artro che Creta e Rimini e Bucarest…
(Alessandro, detto Er Prof)
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Sì però…, Alessa’ scusa: ma tu pensi solo a te stesso…! Me serve questo, me serve quello... e all’amici nun ce pensi???? E a me, che me regali? Va be’, ho capito, andiamo incontro alla brutta stagione e io ho poche esigenze: per me un bel cocomery americano (cit.)
(Luigi, detto Yanez - futuro Ministro degli Esteri)
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Se il mio progetto politico va in porto sarò estremamente generoso con voi. Dai miei calcoli se la lista FANCUL vincerà le prossime elezioni o comunque se prenderà molti voti si profilano guadagni molto elevati, soprattutto illeciti, perciò potrò permettermi di essere prodigo. Vediamo se vi stanno bene i miei omaggi: Poiché non voglio fare torto a nessuno vi donerò una Maserati a testa per i radi spostamenti e una fiammante Ford berlina cinque porte per andare al lavoro tutti i giorni; Una casa a testa di eguale metratura nelle città che desiderate; Un impianto stereo da appartamento di marca Yamaha o Technics, anche Marantz non è da disdegnare, potrete scegliere una tra queste tre marche; Un televisore UHD a Led Samsung 66’’ ultima generazione; Una scatola di preservativi marca Nulla. Che ne pensate? Me sembra ‘n’ offerta generosa anzichenò… Voi sostenete la lista FANCUL e tutto ciò sarà realtà!
(Alessandro, detto Er Prof)
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Credo vada accettata la variante proposta da Salvatore, proporrò Luigi al Ministero degli Esteri e Lorenzo al Ministero dell’Industria. Salvatore sta bene al Ministero dei Trasporti perché conosce bene gli aerei e i treni e ha viaggiato parecchio, e poi cambia spesso domicilio e residenza, perciò ha bisogno di spostarsi, insomma è il tipo adatto per i Trasporti. Io mi occuperò del Ministero dei Beni Culturali. Proporrò il 41 bis per i reati contro il patrimonio. Faccio un breve esempio molto significativo: se qualcuno danneggia un monumento e la cosa viene accertata, carcere duro come Riina. Se un pirla danneggia un dipinto in un museo, carcere duro pure a lui. Stessa sorte toccherà a chi si macchierà di reati contro l’ambiente. Per esempio se uno scarica rifiuti tossici nei fiumi o in mare, oltre a doversi caricare le spese per il ripristino ambientale dovrà scontare lunghi anni di detenzione in regime di 41 bis. Se qualcuno commette un disastro ambientale le pene previste saranno pesantissime! Vi comunico poi già da ora che ho tutte le intenzioni di proporre l’abolizione della caccia. Se dopo l’abolizione di questa pratica barbara saranno trovati cacciatori in flagranza di reato costoro saranno puniti all’ergastolo. Pene severissime sono poi contemplate per gli evasori fiscali. Il commerciante che non rilascia lo scontrino dovrà pagare una multa salatissima e sconterà una pena minima di sei mesi di detenzione, qualunque sia la cifra per cui non ha battuto lo scontrino. Se la somma non registrata supera i 50 euro, il commerciante disonesto e frodatore dovrà scontare dodici mesi di detenzione. Nei casi particolarmente gravi, in cui venga accertata una evasione molto pesante, per es. milioni di euro, non è prevista una villeggiatura di sei mesi in una casa di riposo a pettinare gli anziani malati di Alzheimer, è previsto l’ergastolo. Alle prossime elezioni faremo sentire la nostra voce. Lista FANCUL, i FAN della CULTURA che manderanno tutti a fancul!!! A rega’, daje su, dàmose ‘na mossa che qua c’è da prenne ‘n sacco de sòrdi…
(Alessandro, detto Er Prof)
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Sommo vate (senza la r finale, non fate battute che qui si fa l’Italia) ti esprimo la mia adesione incondizionata: te l’appoggio!! (il programma intendo). La mia candidatura ai Trasporti mi entusiasma, varerò una legge che assicurerà un furgone a gratis (chilometraggio illimitato e assicurazione compresi) a tutti quelli che devono traslocare. Inoltre assicurerò ai poveri pendolari come Luigi il rispetto degli orari, carrozze pulite e dignitose e cessi finalmente agibili, lindi e profumati. Ai facchini abusivi che importunano i viaggiatori in stazione Centrale sarà applicata una pena corporale pari a 20 scudisciate (non possiamo riempire le prigioni, sennò l’Europa ci multa), mentre per i borseggiatori la pena sarà triplicata. La Salerno-Reggio Calabria sarà ultimata entro tre mesi, altrimenti i dirigenti responsabili dei lavori (lautamente strapagati) verranno licenziati con infamia, i loro beni confiscati e le eventuali figlie e mogli - se ancora bbone - vendute agli arabi, che ci potrebbero finanziare la campagna abbonamenti, pardon, elettorale. E non mi fermo qui, ho un sacco di idee che mi frullano per la capa… A presto!
(Salvo, detto l'Uomo dei traslochi)
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Perbacco, complimenti, Salvatore, noto con piacere che hai preso seriamente questa iniziativa e ti sei messo al lavoro. Sosterrò tutte le tue idee rivoluzionarie e così anche Luigi potrà fare una bella cacata in treno, senza aspettare di arrivare a casa con le viscere a pezzi a furia di trattenerla. Anche la pena corporale non è un’idea malvagia. In effetti non possiamo riempire le carceri che sono già stracolme. Sì sì sì, queste varianti mi garbano assai, spero che anche Luigi e Lorenzo avranno qualche buona idea. Dovremo essere pronti per la prossima tornata elettorale che si terrà probabilmente a primavera. Non possiamo però eliminare il punto programmatico della divisione dell’Italia in tre macro-regioni, perderemmo troppi voti. Sento soffiare venti propizi, il terreno è pronto per essere seminato con le nostre idee. Prenderemo un sacco di voti (e di soldi). Lista FANCUL e mandiamo tutti a fancul!!! (Alessandro, detto Er Prof)
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Io un altro paio di idee le aggiungerei. Vado in ordine d’importanza:
- Riapertura immediata delle CASE CHIUSE (altresì dette di tolleranza) e conseguente abolizione dell’assurda Legge Merlin
- Reintroduzione nell’arredo urbano dei tanto rimpianti, quanto ingiustamente vituperati, VESPASIANI (ma possibile che un turista, o anche un comune cittadino, debba correre il rischio di defecarsi nelle mutande sol perché non ci sono cessi pubblici manco a pagarli? Possibile??? Dice ma ci sono i bar. Seee, col piffero: se non ordini nulla prima, la risposta sarà sempre clamorosamente spietata: “La toilette? È fuori servizio, mi spiace”. E tu a quel punto lasci andare gli sfinteri e ti accasci al suolo come un conigliotto selvatico abbattuto…)
- Abolizione totale del traffico privato nelle grandi/medie città. L’automobile deve essere assolutamente bandita dalla strade cittadine, che devono tornare ad essere patrimonio dei cittadini, e non piste da rally sulle quali si dà la caccia al pedone - specialmente sulle strisce pedonali - . E in cambio di questo pesante sacrificio, l’amministrazione pubblica renderà gratuita la fruizione del trasporto pubblico. Che peraltro verrà incrementato e portato a coprire capillarmente tutti i quartieri delle città.
- Ridistribuzione del reddito: tutti gli esseri umani devono avere, per diritto naturale, un tetto (ovvero un’abitazione) e la sussistenza alimentare. Che abbiano voglia di lavorare o che non abbiano voglia di fare un emerito cazzo (con decenza parlando). È assurdo che cani, gatti, pesciolini rossi, tartarughe, cocorite, barbagianni, scimmie etc… abbiano diritto ad essere accuditi, nutriti e ben riscaldati (d’inverno), mentre un povero disgraziato debba crepare di freddo e di fame in mezzo alla strada. Per fare ciò, ovviamente, occorre agire con grande energia e determinazione: e mi spiego in quali termini. Nel 1980 la Banca d’Italia stimava che il 10 per cento dei cittadini più ricchi d’Italia detenessero il 30 per cento di tutta la ricchezza della Nazione. Bene, sapete come si è evoluta la situazione in questo fantasmagorico progresso del “Sol dell’avvenire”? È presto detto: quel 10 per cento dei più ricchi ora detiene il 50 per cento di tutta la ricchezza della Nazione. Ovvero, in poco più di trent’anni i ricchi se so fregati un 20 per cento in più di tutta la ricchezza globale. Fregandola a chi??? Ai poveracci, è chiaro…! Che non c’hanno un cazzo, ma sono tanti… Quindi, quando saremo al potere, questa storia deve finire: RIDISTRIBUZIONE, mediante esproprio.
- Scuola, sanità, trasporti, acquedotti, e tutto ciò che è servizio di pubblica utilità…, deve restare pubblico!!! Completamente pubblico. Basta con il privato nella sanità…, basta speculazioni e profitti sulla salute dei cittadini, basta super-utili sull’erogazione dell’acqua, del gas, dell’energia elettrica…, basta business sulla pelle della gente. BASTA…
- Internet gratis per tutti (wi-fi libero e accessibile ovunque)
- Rai: vendita immediata di due delle tre reti e messa sul mercato. Una sola rete pubblica, senza pubblicità e che viva sui denari del canone. E che fornisca un vero servizio pubblico: ovvero via tutti quei programmacci culinari propinati a tutte le ore, via tutti quegli inutili talk-show, via tutte quelle passerelle riservate ai politicanti di turno. Nessun privato potrà poi possedere più di una rete televisiva. Ed inoltre, aggiungo, una seria legge sul conflitto d’interessi: se un imprenditore televisivo decide di fare politica, gli verrà imposto per legge di vendere tutto.
- Processo pubblico per il disastro ITALIA. Una volta al potere verrà istituito un Tribunale Speciale deputato alla ricerca delle responsabilità ascrivibili ai parlamentari che per tanti e tanti anni hanno devastato questo nostro paese. Es. Coloro che hanno proposto e poi approvato provvedimenti come la legge che ha di fatto abolito il falso in bilancio, verranno chiamati a risponderne in prima persona. Si valuterà a mente serena l’effetto che ha prodotto la normativa, e se ne trarranno le conseguenze: il principio che varrà, sarà la responsabilità oggettiva. Nei confronti di coloro che saranno ritenuti responsabili di grave danno alla Nazione non avremo alcuna remora: esproprio immediato di tutti i beni (anche eventualmente trasmessi ai discendenti) e anni di galera (senza sconti).
- Sport calcio: ritorno all’antico, ovvero massimo tre stranieri per club. Non è più tollerabile che in squadre come il Napoli o la Roma (Maggica) non ci siano più neanche - non dico giocatori napoletani o romani - ma nemmeno italiani…! Questo andazzo deve finire. Ed in più aggiungo, nella Nazionale Italiana dovranno giocare italiani veri, non congolesi adottati o peggio ancora, magrebini che diventano italiani per aver sposato una cittadina italiana. Ovvero persone intrise, come è giusto che sia, di valori, cultura, mentalità diversa dalla nostra. Che senso ha far cantare l’inno di Mameli ad un marocchino, o anche a un australiano naturalizzato? Se l’Europa non ci permetterà di fare ciò, allora ritireremo la nostra Nazionale da qualsiasi competizione… In un mondo in cui al concetto di “nazionalità” è stato sostituito quello di “cittadinanza”, non ha più senso un Campionato di Calcio per Nazioni. Giusto? Oh…
Va be’, per ora mi fermo qui, ma ne ho ancora qualcuna in canna.
(Luigi, detti Yanez)
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Aòh, e qua la lista dei ministri nun è completa…! Ce vorebbe un rinforziono. Vediamo un po’. Dunque, per esempio Enrico - essendo ingegnere pur’egli, nonché ex-alpino - potrebbe andare a ricoprire il dicastero delle Attività Produttive. Ammazzalo, io uno più produttivo di lui nun ce l’ho mai visto. E comunque è più produttivo di me, senza parlare poi di Alessandro - noto scansafatiche matricolato. Poi vediamo, chi potremmo arruolare…? Ma sì, che sciocco: ce sta Er Trucido…! Che ministero glie damo ar Trucido? Quello delle Pari Opportunità vi pare appropriato? Nel senso che pure a noi ce deve fornire le pari opportunità di acchiappo che c’ha lui…! Soprattutto con le russe strafiche, con i bomboloni! E per chiudere, Leonardo. Ma che ce lo siano scordati Leonardo??? Per Leonardo direi che sarebbe appropriato il Ministero delle Attività Agricole. Dice, ma che c’entra Leonardo con l’agricoltura…? E anfatti lui nun c’entra gnente. Però il Ministro dell’Agricoltura c’ha competenza pure sull’agro-alimentare…, e come magna Leonardo…, io non ho mai visto nessuno...!!!! Forza amici, ce siamo quasi...!
(Luigi, detto Yanez)
«Noi siamo da secoli Calpesti, derisi Perché non siam Popolo Perché siam divisi» (Goffredo Mameli, Canto degli Italiani)
Ecco, questi versi sono molto più sensati, sicuramente se Bossi li conoscesse sarebbe d’accordo. Per ironia della sorte, le parole di quel Mameli di cui i leghisti disconoscono l’inno nazionale illustrano bene la situazione italiana ancora ai giorni nostri. Mameli coltivava una nobilissima intenzione, la quale però è purtroppo rimasta sulla carta. Si è fatta l’Italia, ma gli italiani ancora non sono stati fatti, nel senso che sotto gli aspetti politico, sociale, civile, economico e anche linguistico (esiste una frammentazione di dialetti impressionante, molti non parlano affatto la lingua italiana e in alcune province si parlano quasi esclusivamente il francese, il tedesco, il ladino, l’albanese e persino il greco!), gli Italiani sono ancora un popolo inesistente! Piaccia o non piaccia è così…
Vista la situazione attuale dopo oltre 150 anni dalla cosiddetta unificazione, non sarebbe male attuare il progetto della Lega Nord. Io proporrei tre macroregioni:
MACROREGIONE DEL SUD: Sicilia - Calabria - Puglia - Basilicata - Molise - Abruzzo - Campania. Questa Macroregione dovrebbe avere come capitale la città di Napoli.
MACROREGIONE DEL CENTRO: Lazio - Umbria - Toscana - Marche - Emilia-Romagna - Sardegna. Questa Macroregione dovrebbe avere come capitale la città di Roma.
MACROREGIONE DEL NORD: Veneto - Lombardia - Piemonte - Valle d'Aosta - Liguria - Trentino Alto Adige - Friuli Venezia Giulia. Questa Macroregione dovrebbe avere come capitale la città di Milano.
In realtà sarebbe preferibile Torino, ha una storia molto più importante ed è sotto molti aspetti molto più bella di Milano (non me ne voglia Salvatore che è in procinto di trasferirsi a Milano), però Milano ha una centralità geografica e una economia che la rendono più importante. Dunque, ragazzi, questo è il mio progetto politico. Vi annuncio che mi sto informando per presentarmi alle prossime elezioni politiche con un movimento nuovo, che si rifà in buona parte al programma del M5S, con in più l’obiettivo fondamentale di arrivare a una divisione dello Stato italiano in tre piccoli Stati, con tanto di visto per passare da uno Stato all’altro, soprattutto per questioni di sicurezza. Se qualche campano o qualche siciliano sono sospettati di voler venire a Roma o di voler andare a Milano o a Torino per motivi non molto chiari, gli si deve negare il visto e se ci vanno cmq anche senza visto, allora scattano le manette: processo per direttissima e sei mesi di carcere senza alcuna condizionale. Per quanto riguarda coloro che vanno a rompere i coglioni ai turisti alle stazioni di Roma, Milano, Firenze, Torino ecc., processo per direttissima, sei mesi di detenzione. Escono e tornano alla stazione a rompere i coglioni e a rubare? Processo per direttissima e dodici mesi di carcere. State tranquilli che passerà loro la volontà di fare i ladruncoli. Il mio programma prevede inoltre il REDDITO DI CITTADINANZA: 300 monete al mese per chi lavora, ma guadagna meno di 700 monete al mese; 400 monete al mese per chi lavora, ma guadagna meno di 600 monete; poi 500 monete al mese per i disoccupati in casa con i genitori; 800 monete al mese per i disoccupati con un figlio; 1100 monete per i disoccupati con due figli. Proporrei anche di più, ma non ci sono le risorse. Il mio programma prevede inoltre il dimezzamento netto delle pensioni oltre i 20mila euro; il dimezzamento netto degli stipendi dei parlamentari e dei magistrati; il raddoppio netto dei salari per gli operai; il raddoppio netto degli stipendi di alcune categorie della P.A., per esempio insegnanti, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, VV.FF., ecc… Il mio programma prevede il carcere immediato per i reati di tipo ambientale e contro il patrimonio artistico, storico e culturale, nonché per chi tortura o abbandona gli animali. Il programma prevede pure lunghi anni di detenzione per chi si macchia di evasione fiscale. Per i reati di mafia l’ergastolo da scontare in esilio, possibilmente in un carcere di massima sicurezza in Siberia. Bene, ragazzi, avrò il vostro voto? Sì? Grazie, sapevo di poter contare su di voi. Il nuovo movimento politico ha già uno slogan che di per sé vale quanto un intero programma: MAFIOSI LADRI EVASORI E FARABUTTI VARI, SO’ CAZZI VOSTRI!!! IN KAMPANA!!! La sigla sarebbe FANCUL (che sta per i Fan della Cultura). Se non vi piace proponete un nome voi. Daje che ‘sta vorta ja ‘a famo!!!
(Alessandro, detto Er Proff)
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Splendido…! Io voto la lista “Fancul” fin da subito. Mi piace assai...! Mi piace la svolta “giustizialista”; mi aggrada non poco la riforma pensionistica e di ridistribuzione del reddito; mi entusiasma il punto sulla difesa dell’ambiente e del patrimonio storico-culturale. Ho qualche dubbio sulla separazione del nostro Stato in macro-regioni: proprio perché è stato versato tanto sangue e in onore ai martiri che hanno unito (si fa per dire…) questa nostra nazione, proprio per questo (e non per altro…) sono contrario. Totò in un film diceva: “Ahi Garibaldi…, che hai fatto...!”, volendo significare: ma chi te l’ha detto a te (ripetizione rafforzativa…) di fare questa benedetta Unità d’Italia???? Perché…, perché unire ciò che non potrà mai stare insieme??? Bah…! L’Ottocento è stato il secolo dei grandi slanci, delle grandi visioni, e purtroppo anche il secolo dell’Unità d’Italia. Il Mezzogiorno all’alba della spedizione dei Mille era una sorta di confederazione (la Sicilia dei Baroni manco se lo cacava il Re di Napoli…) che non brillava per ricchezza e per progresso industriale e tecnologico - anche se i forzieri del regno erano stracolmi di oro zecchino, peraltro prontamente saccheggiato dai Savoia…), ma era una realtà che stava in piedi, viveva di un’economia di sussistenza e non aveva bisogno di nessuno. Da che giunsero i piemontesi, il Sud venne messo letteralmente a ferro e fuoco (il brigantaggio e con esso le popolazioni che l’appoggiavano furono annientati fisicamente: vedi il massacro di Pontelandolfo), cominciò il grande ladrocinio delle ex terre borboniche, ci fu una progressiva e sistematica spoliazione di tutta la ricchezza materiale e spirituale di quelle genti. Ed è purtroppo un fatto assodato, che il cancro della mafia abbia avuto origine proprio in questa congiuntura storico-sociale: il “guappo”, o “capo-famiglia”, diventava l’unico baluardo contro l’invasore e contro il sopruso di un esercito che trattava tutti come beduini da colonizzare! Il male del Sud è cominciato con i Mille (quasi tutti bergamaschi, peraltro: oggi Bergamo è la patria della Lega secessionista…) che si imbarcarono presso lo scoglio di Quarto, Genova. Da allora tutto è precipitato: povertà dilagante, emigrazione di massa, azzeramento delle piccole economie locali, sfruttamento della manodopera a basso costo nelle fabbriche del Nord, industrializzazione devastante di intere zone costiere, con relativi danni ambientali e annientamento del possibile volano turistico. E in più, clientelismo, corruzione, mafia e tutto il resto…!
“Ahi Garibaldi… che hai fatto…!” Aveva ragione Totò. E pur tuttavia ormai la frittata è fatta: dobbiamo tenercela. Gli inglesi dicono “For better or for worse, my country”, nel bene o nel male, questo è il mio paese. E gli inglesi sono un grande popolo!
Italiani…, votate LISTA FANCUL. E sennò, annatevene aff…!
(Luigi, detto Yanez)
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Perfetto, ero sicuro che ti sarebbe piaciuto questo programma, ora è il momento di fare proseliti. Intanto bisogna stendere nero su bianco il programma e fare le cose per bene. Questa nuova avventura ci porterà un sacco di monete nelle tasche e tante illusioni agli italiani (che neppure esistono). Quando anche noi ci saremo gonfiati le tasche di soldi a danno dei gonzi e dei polli che ci hanno dato credito e che ci hanno votato allora possiamo anche ritirarci dalla politica. A me bastano quattro o cinque milioncini e posso anche licenziarmi dalla scuola. Non possiamo eliminare il punto della divisione dello Stato italiano in macro-regioni perché significherebbe perdere milioni di voti al Nord dove la Lega ha ancora parecchi sostenitori. Tutti i voti persi dalla Lega li prenderemo noi con questo nuovo movimento. Ovviamente noi promettiamo con la chiara volontà e la piena consapevolezza di non mantenere, mi sembra logico, d’altronde anche la sigla del nuovo movimento politico è estremamente chiara: noi dichiariamo che FANCUL sta per “Fan della Cultura”, ma in realtà sta proprio per VAFFANCULO, cioè proprio il fanculo nazionale detto ai polli e ai coglioni che ci riempiranno le tasche di soldi che poi noi spenderemo per crociere, viaggi, alberghi, belle ragazze e automobili sportive. Io ho già in mente di prenotare una Jaguar oppure una SAAB Aero decappottabile. Appena presi i voti mi lancio al concessionario! Ho pure adocchiato una bella villetta privata al quartiere Aventino, ce voranno ‘n par de mijoni, c’ha pure er boxe interno, ‘na comodità incredibbile. E poi logicamente devo comprare il TV Samsumg 65’’ ultimo grido, ce voranno circa tremila monete. Io sto preparando una bozza con il regolamento per la protezione dei beni artistici, tu stendi qualcosa sul piano giuridico, partendo dalla nuova normativa per chi va a rompere le palle alle stazioni. Vacci giù pesante, più sono pesanti le punizioni e più voti prenderemo. Palazzo di Montecitorio, arriviamo!!! Politici marci e corrotti, cominciate a prepara’ subbito ‘n ber sacchetto de banconote!!! Ehm... ahum, glub
(Alessandro, detto Er Prof)
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Il tuo nuovo progetto politico abbisogna di voti e sostenitori: Luigi è un eccellente uomo di pubbliche relazioni (nel nuovo governo potrebbe fare il Ministro degli Esteri) mentre Lorenzo - che parla poco ma che ogni volta che si pronuncia lascia il segno - avrebbe il Ministero dell’Industria (è ingegnere, e poi è lombardo, pensa che di cognome fa Cantù…) L’idea delle tre Italia è ottima, e ci garantirà milioni di voti, quel che mi lascia perplesso è la finalità del progetto. Tu dici: arubbiamo tutto, se compramo la Jaguar (e la barca), se scopamo le deputate e mettemo li sordi all’estero…, ma non è quello che ha fatto quello là…, e che adesso fa questo qua…? Me sa che semo arrivati tardi!!
(Salvo, detto l’Uomo dei traslochi - e quindi futuro Ministro dei Trasporti)
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No, Salvatore, tranquillo, non è tardi, quello là e questo qua hanno fatto man bassa, ma c’è ancora da spreme, ce stanno ancora ‘n sacco de sòrdi e questo è er momento nostro. La proposta dei ministeri che hai avanzato mi garba, sono d’accordo per Luigi agli Esteri e quel lombardo di Lorenzo all’Industria (anche se da alcuni anni le industrie lombarde chiudono a un ritmo impressionante, purtroppo…) Qui bisogna mettersi al lavoro. I tempi sono maturi. Il giovane Matteo mangerà il panettone, ma non la colomba pasquale. Quella sa ‘a magnamo noi… Allora io c’ho quarche spesuccia, me serve quarche spicciolo. Ho già pronta la lista: 1) Appartamento attico con terrazzo da 120 mq e box auto privato in zona Aventino a Roma: costo 2.100.000 euro 2) Jaguar Type TX 3000 cc. : costo 175.000 euro 3) TV color Samsumg UHD 55" HU8500 CURVED: 3.000 euro 4) Yacht da Gran Turismo della ISA Yachts modello da 67 metri Costo: ‘na barca di soldi! Mai tale espressione è stata più adeguata. Come vedete sono spesucce, non chiedo molto, però se non riusciamo nell’impresa non riuscirò a fare questi semplici acquisti. Immagino che anche voi abbiate le vostre esigenze. Per esempio Salvatore non disdegnerà prendere un appartamento al centro di Milano, anziché andare in una squallida periferia. Lo stesso Luigi gradirebbe acquistare una bella Ford di alta cilindrata, bella fiammante oppure una Maserati o, perché no, tutte e due. Lorenzo non avrà nulla in contrario se potrà comprare una Peugeot di lusso o una Porsche o, perché no, tutte e due… Insomma ognuno di noi immagino abbia delle semplicissime e legittime richieste, ma solo se andrà in porto il progetto politico riusciremo a soddisfarle. Non è troppo tardi, i soldi ci sono, dobbiamo muoverci per prenderli! Coraggio, al lavoro sul programma! Un solo consiglio: scrivete un sacco di cazzate, promettete mari e monti, promettete la luna e avremo successo. Questo metodo in Italia ha sempre funzionato!!! Forza, al lavoro per la Lista FANCUL !!!
(Alessandro, detto Er Prof)
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Allora il nuovo progetto politico è avviato, il programma vede già un abbozzo significativo. Tra una settimana sarà pronto, alla prossima primavera cominceremo a gonfiarci le tasche di monete rubate, ehm, volevo dire di soldi onestamente guadagnati senza fare un cazzo… Io ho quella lista della spesa da fare, sono poche semplici cose, ma tirando le somme verranno fuori parecchie centinaia di milioni di euro, compreso lo yacth di lusso che è irrinunciabile…! Ammazzalo che sonno…
(Alessandro, detto Er Prof: prossimo Ministro dei Beni Culturali)
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Allora dunque io sto procedendo come un treno nella stesura del nuovo programma politico. Se volete farne parte c’è un ruolo anche per voi. Il mio programma si prefigge un unico scopo: IMBOTTIRSI LE TASCHE A SPESE DEGLI ITALIANI COGLIONI CHE MERITANO SOLO CALCI IN CULO Siete d’accordo? Immagino di sì. C’è da prendere un sacco di soldi… Dunque io mi sto occupando della parte relativa al recupero e alla tutela del patrimonio artistico, Salvatore si occuperà del Ministero dei Trasporti, Luigi andrà alla Giustizia e Lorenzo alle Telecomunicazioni. Ragazzi, qui c’è da prendere una barca di soldi. Si parla di milioni e milioni di monete. Io devo da prenne’ l’attico all’Aventino, me ce vònno ‘n par de mijoni, devo compra’ pure ‘na Jaguar, so’ sordi mica bruscolini…! Daje, mettemose al lavoro! Domenica prossima dovrà essere tutto pronto…! Daje che la prossima se n’annamo a mette tutti ‘n crociera, artro che Creta e Rimini e Bucarest…
(Alessandro, detto Er Prof)
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Sì però…, Alessa’ scusa: ma tu pensi solo a te stesso…! Me serve questo, me serve quello... e all’amici nun ce pensi???? E a me, che me regali? Va be’, ho capito, andiamo incontro alla brutta stagione e io ho poche esigenze: per me un bel cocomery americano (cit.)
(Luigi, detto Yanez - futuro Ministro degli Esteri)
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Se il mio progetto politico va in porto sarò estremamente generoso con voi. Dai miei calcoli se la lista FANCUL vincerà le prossime elezioni o comunque se prenderà molti voti si profilano guadagni molto elevati, soprattutto illeciti, perciò potrò permettermi di essere prodigo. Vediamo se vi stanno bene i miei omaggi: Poiché non voglio fare torto a nessuno vi donerò una Maserati a testa per i radi spostamenti e una fiammante Ford berlina cinque porte per andare al lavoro tutti i giorni; Una casa a testa di eguale metratura nelle città che desiderate; Un impianto stereo da appartamento di marca Yamaha o Technics, anche Marantz non è da disdegnare, potrete scegliere una tra queste tre marche; Un televisore UHD a Led Samsung 66’’ ultima generazione; Una scatola di preservativi marca Nulla. Che ne pensate? Me sembra ‘n’ offerta generosa anzichenò… Voi sostenete la lista FANCUL e tutto ciò sarà realtà!
(Alessandro, detto Er Prof)
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Credo vada accettata la variante proposta da Salvatore, proporrò Luigi al Ministero degli Esteri e Lorenzo al Ministero dell’Industria. Salvatore sta bene al Ministero dei Trasporti perché conosce bene gli aerei e i treni e ha viaggiato parecchio, e poi cambia spesso domicilio e residenza, perciò ha bisogno di spostarsi, insomma è il tipo adatto per i Trasporti. Io mi occuperò del Ministero dei Beni Culturali. Proporrò il 41 bis per i reati contro il patrimonio. Faccio un breve esempio molto significativo: se qualcuno danneggia un monumento e la cosa viene accertata, carcere duro come Riina. Se un pirla danneggia un dipinto in un museo, carcere duro pure a lui. Stessa sorte toccherà a chi si macchierà di reati contro l’ambiente. Per esempio se uno scarica rifiuti tossici nei fiumi o in mare, oltre a doversi caricare le spese per il ripristino ambientale dovrà scontare lunghi anni di detenzione in regime di 41 bis. Se qualcuno commette un disastro ambientale le pene previste saranno pesantissime! Vi comunico poi già da ora che ho tutte le intenzioni di proporre l’abolizione della caccia. Se dopo l’abolizione di questa pratica barbara saranno trovati cacciatori in flagranza di reato costoro saranno puniti all’ergastolo. Pene severissime sono poi contemplate per gli evasori fiscali. Il commerciante che non rilascia lo scontrino dovrà pagare una multa salatissima e sconterà una pena minima di sei mesi di detenzione, qualunque sia la cifra per cui non ha battuto lo scontrino. Se la somma non registrata supera i 50 euro, il commerciante disonesto e frodatore dovrà scontare dodici mesi di detenzione. Nei casi particolarmente gravi, in cui venga accertata una evasione molto pesante, per es. milioni di euro, non è prevista una villeggiatura di sei mesi in una casa di riposo a pettinare gli anziani malati di Alzheimer, è previsto l’ergastolo. Alle prossime elezioni faremo sentire la nostra voce. Lista FANCUL, i FAN della CULTURA che manderanno tutti a fancul!!! A rega’, daje su, dàmose ‘na mossa che qua c’è da prenne ‘n sacco de sòrdi…
(Alessandro, detto Er Prof)
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Sommo vate (senza la r finale, non fate battute che qui si fa l’Italia) ti esprimo la mia adesione incondizionata: te l’appoggio!! (il programma intendo). La mia candidatura ai Trasporti mi entusiasma, varerò una legge che assicurerà un furgone a gratis (chilometraggio illimitato e assicurazione compresi) a tutti quelli che devono traslocare. Inoltre assicurerò ai poveri pendolari come Luigi il rispetto degli orari, carrozze pulite e dignitose e cessi finalmente agibili, lindi e profumati. Ai facchini abusivi che importunano i viaggiatori in stazione Centrale sarà applicata una pena corporale pari a 20 scudisciate (non possiamo riempire le prigioni, sennò l’Europa ci multa), mentre per i borseggiatori la pena sarà triplicata. La Salerno-Reggio Calabria sarà ultimata entro tre mesi, altrimenti i dirigenti responsabili dei lavori (lautamente strapagati) verranno licenziati con infamia, i loro beni confiscati e le eventuali figlie e mogli - se ancora bbone - vendute agli arabi, che ci potrebbero finanziare la campagna abbonamenti, pardon, elettorale. E non mi fermo qui, ho un sacco di idee che mi frullano per la capa… A presto!
(Salvo, detto l'Uomo dei traslochi)
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Perbacco, complimenti, Salvatore, noto con piacere che hai preso seriamente questa iniziativa e ti sei messo al lavoro. Sosterrò tutte le tue idee rivoluzionarie e così anche Luigi potrà fare una bella cacata in treno, senza aspettare di arrivare a casa con le viscere a pezzi a furia di trattenerla. Anche la pena corporale non è un’idea malvagia. In effetti non possiamo riempire le carceri che sono già stracolme. Sì sì sì, queste varianti mi garbano assai, spero che anche Luigi e Lorenzo avranno qualche buona idea. Dovremo essere pronti per la prossima tornata elettorale che si terrà probabilmente a primavera. Non possiamo però eliminare il punto programmatico della divisione dell’Italia in tre macro-regioni, perderemmo troppi voti. Sento soffiare venti propizi, il terreno è pronto per essere seminato con le nostre idee. Prenderemo un sacco di voti (e di soldi). Lista FANCUL e mandiamo tutti a fancul!!! (Alessandro, detto Er Prof)
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Io un altro paio di idee le aggiungerei. Vado in ordine d’importanza:
- Riapertura immediata delle CASE CHIUSE (altresì dette di tolleranza) e conseguente abolizione dell’assurda Legge Merlin
- Reintroduzione nell’arredo urbano dei tanto rimpianti, quanto ingiustamente vituperati, VESPASIANI (ma possibile che un turista, o anche un comune cittadino, debba correre il rischio di defecarsi nelle mutande sol perché non ci sono cessi pubblici manco a pagarli? Possibile??? Dice ma ci sono i bar. Seee, col piffero: se non ordini nulla prima, la risposta sarà sempre clamorosamente spietata: “La toilette? È fuori servizio, mi spiace”. E tu a quel punto lasci andare gli sfinteri e ti accasci al suolo come un conigliotto selvatico abbattuto…)
- Abolizione totale del traffico privato nelle grandi/medie città. L’automobile deve essere assolutamente bandita dalla strade cittadine, che devono tornare ad essere patrimonio dei cittadini, e non piste da rally sulle quali si dà la caccia al pedone - specialmente sulle strisce pedonali - . E in cambio di questo pesante sacrificio, l’amministrazione pubblica renderà gratuita la fruizione del trasporto pubblico. Che peraltro verrà incrementato e portato a coprire capillarmente tutti i quartieri delle città.
- Ridistribuzione del reddito: tutti gli esseri umani devono avere, per diritto naturale, un tetto (ovvero un’abitazione) e la sussistenza alimentare. Che abbiano voglia di lavorare o che non abbiano voglia di fare un emerito cazzo (con decenza parlando). È assurdo che cani, gatti, pesciolini rossi, tartarughe, cocorite, barbagianni, scimmie etc… abbiano diritto ad essere accuditi, nutriti e ben riscaldati (d’inverno), mentre un povero disgraziato debba crepare di freddo e di fame in mezzo alla strada. Per fare ciò, ovviamente, occorre agire con grande energia e determinazione: e mi spiego in quali termini. Nel 1980 la Banca d’Italia stimava che il 10 per cento dei cittadini più ricchi d’Italia detenessero il 30 per cento di tutta la ricchezza della Nazione. Bene, sapete come si è evoluta la situazione in questo fantasmagorico progresso del “Sol dell’avvenire”? È presto detto: quel 10 per cento dei più ricchi ora detiene il 50 per cento di tutta la ricchezza della Nazione. Ovvero, in poco più di trent’anni i ricchi se so fregati un 20 per cento in più di tutta la ricchezza globale. Fregandola a chi??? Ai poveracci, è chiaro…! Che non c’hanno un cazzo, ma sono tanti… Quindi, quando saremo al potere, questa storia deve finire: RIDISTRIBUZIONE, mediante esproprio.
- Scuola, sanità, trasporti, acquedotti, e tutto ciò che è servizio di pubblica utilità…, deve restare pubblico!!! Completamente pubblico. Basta con il privato nella sanità…, basta speculazioni e profitti sulla salute dei cittadini, basta super-utili sull’erogazione dell’acqua, del gas, dell’energia elettrica…, basta business sulla pelle della gente. BASTA…
- Internet gratis per tutti (wi-fi libero e accessibile ovunque)
- Rai: vendita immediata di due delle tre reti e messa sul mercato. Una sola rete pubblica, senza pubblicità e che viva sui denari del canone. E che fornisca un vero servizio pubblico: ovvero via tutti quei programmacci culinari propinati a tutte le ore, via tutti quegli inutili talk-show, via tutte quelle passerelle riservate ai politicanti di turno. Nessun privato potrà poi possedere più di una rete televisiva. Ed inoltre, aggiungo, una seria legge sul conflitto d’interessi: se un imprenditore televisivo decide di fare politica, gli verrà imposto per legge di vendere tutto.
- Processo pubblico per il disastro ITALIA. Una volta al potere verrà istituito un Tribunale Speciale deputato alla ricerca delle responsabilità ascrivibili ai parlamentari che per tanti e tanti anni hanno devastato questo nostro paese. Es. Coloro che hanno proposto e poi approvato provvedimenti come la legge che ha di fatto abolito il falso in bilancio, verranno chiamati a risponderne in prima persona. Si valuterà a mente serena l’effetto che ha prodotto la normativa, e se ne trarranno le conseguenze: il principio che varrà, sarà la responsabilità oggettiva. Nei confronti di coloro che saranno ritenuti responsabili di grave danno alla Nazione non avremo alcuna remora: esproprio immediato di tutti i beni (anche eventualmente trasmessi ai discendenti) e anni di galera (senza sconti).
- Sport calcio: ritorno all’antico, ovvero massimo tre stranieri per club. Non è più tollerabile che in squadre come il Napoli o la Roma (Maggica) non ci siano più neanche - non dico giocatori napoletani o romani - ma nemmeno italiani…! Questo andazzo deve finire. Ed in più aggiungo, nella Nazionale Italiana dovranno giocare italiani veri, non congolesi adottati o peggio ancora, magrebini che diventano italiani per aver sposato una cittadina italiana. Ovvero persone intrise, come è giusto che sia, di valori, cultura, mentalità diversa dalla nostra. Che senso ha far cantare l’inno di Mameli ad un marocchino, o anche a un australiano naturalizzato? Se l’Europa non ci permetterà di fare ciò, allora ritireremo la nostra Nazionale da qualsiasi competizione… In un mondo in cui al concetto di “nazionalità” è stato sostituito quello di “cittadinanza”, non ha più senso un Campionato di Calcio per Nazioni. Giusto? Oh…
Va be’, per ora mi fermo qui, ma ne ho ancora qualcuna in canna.
(Luigi, detti Yanez)
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Aòh, e qua la lista dei ministri nun è completa…! Ce vorebbe un rinforziono. Vediamo un po’. Dunque, per esempio Enrico - essendo ingegnere pur’egli, nonché ex-alpino - potrebbe andare a ricoprire il dicastero delle Attività Produttive. Ammazzalo, io uno più produttivo di lui nun ce l’ho mai visto. E comunque è più produttivo di me, senza parlare poi di Alessandro - noto scansafatiche matricolato. Poi vediamo, chi potremmo arruolare…? Ma sì, che sciocco: ce sta Er Trucido…! Che ministero glie damo ar Trucido? Quello delle Pari Opportunità vi pare appropriato? Nel senso che pure a noi ce deve fornire le pari opportunità di acchiappo che c’ha lui…! Soprattutto con le russe strafiche, con i bomboloni! E per chiudere, Leonardo. Ma che ce lo siano scordati Leonardo??? Per Leonardo direi che sarebbe appropriato il Ministero delle Attività Agricole. Dice, ma che c’entra Leonardo con l’agricoltura…? E anfatti lui nun c’entra gnente. Però il Ministro dell’Agricoltura c’ha competenza pure sull’agro-alimentare…, e come magna Leonardo…, io non ho mai visto nessuno...!!!! Forza amici, ce siamo quasi...!
(Luigi, detto Yanez)
martedì 29 luglio 2014
lunedì 28 luglio 2014
Sulle strade del Mondo…
Giovedì 24 luglio, giorno della partenza. Lorenzo ed io abbiamo tutto pronto, biciclette a posto, provviste ben imbustate, borse caricate sui portapacchi. Manca solo il primo colpo di pedale. Già, il primo colpo di pedale. Semplice a dirsi, sempre che la Protezione Civile non decida di diramare un’allerta per previsioni del tempo avverse. L’idea iniziale era quella di partire appunto giovedì mattina, sul presto, raggiungere Genova e qui incontrarci con Simona e Daniele, i due giramondo in bicicletta, per proseguire con loro verso Savona. Dato però che il meteo sconsiglia di mettersi in viaggio, decidiamo di prenderci qualche ora di tempo per vedere come evolve la situazione. Peraltro, anche i nostri amici hanno deciso di non muoversi e di approfittare della pioggia per riposarsi dalle fatiche del giorno prima: 95 chilometri, con passaggio sull’impegnativo Passo del Bracco.
E così, dopo un ultimo consulto telefonico, Lorenzo ed io decidiamo di partire nel primo pomeriggio. Caricare le biciclette sul treno, oberate dalle borse e dalla tenda da campeggio, non è cosa semplice. E diviene anche cosa ridicola se ci si dimentica inopinatamente di legare un paio di cinghie al telaio: trovarsi in cima alle scalette del predellino, con le borse tragicamente ribaltate per terra (e la tenda finita sotto i binari), e lo sguardo del capotreno puntato addosso, mentre scrolla il capo con un’espressione tra il pietoso e il disgustato, non ha eguali! Se poi sul convoglio, debitamente segnalato come abilitato al trasporto biciclette, manca completamente la carrozza che ospiti i nostri mezzi, non resta veramente che piangere. Per fortuna troviamo un pertugio dove sistemare le nostre due ruote e così l’avventura può cominciare. A Milano piove ancora, ma più ci avviciniamo alla costa ligure più il tempo si rasserena. Chiamo Simona e le confermo che nel tardo pomeriggio saremo da loro. Ovvero nei pressi di Lavagna. Per giorni ho tormentato questi nostri amici con la domanda delle domande: che strada farete per salire al nord? E la risposta era sempre la stessa: “Non lo sappiamo con certezza”. Ora lo confesso: all’ennesima risposta di questo tenore, un minimo di risentimento l’ho provato. Mi dicevo: “Ma cacchio…, possibile che non abbiano ancora deciso se passare da Piacenza o se tirare diritto per la Liguria…?”. In realtà, solo chi intraprende un viaggio come questo - o anche ne compie un piccolo tragitto, affiancando i protagonisti di questa impresa - può rendersi conto delle mille incognite che gravano sul corso degli eventi. Basta una giornata di pioggia per mandare a monte tutti i piani. E poi c’è da tenere in considerazione la condizione fisica - che non è uguale e al top tutti i giorni - ; gli inconvenienti tecnici e meccanici legati ai mezzi e agli strumenti; le eventuali offerte di ospitalità - che magari non si trovano esattamente sull’itinerario studiato. E poi tutto ciò che non è legato al ponderabile, e che fa di questo viaggio una vera avventura. Ed in effetti, per Simona e Daniele, da che aprono gli occhi al mattino, a che li chiudono alla sera, è davvero tutto un’avventura: chiudere la tenda e sistemare i bagagli (non ci si rende conto di quanta roba si portino dietro, fino a che non la si vede sparpagliata per terra…); scegliere l’itinerario meno faticoso e approntare il piano di viaggio; prepararsi per la partenza; pedalare lungo strade spesso trafficate su di una bicicletta pesantissima; affrontare salite spesso sfiancanti; e poi, nel corso delle ore di pedalata, cominciare a pensare a dove accamparsi e dove trascorrere la notte. Un impegno fisico e psichico che metterebbe alla prova anche il più atarassico dei bonzi tibetani. E tutto questo ogni giorno che Dio manda in terra. E non mi soffermo su tutto ciò che è l’aspetto mediatico del viaggio: aggiornamento del sito, comunicazioni sui social - network, risposte alle mille domande che quotidianamente pongono i cosiddetti “followers”. E ancora foto, scrittura testi, commenti…! Insomma, un lavoro a tutti gli effetti.
Ma torniamo a noi: giunti a Genova il cielo si è rasserenato definitivamente e così, Lorenzo ed io, decidiamo di scendere dal treno e di fare una bella e lunga pedalata fino a Lavagna. Uscire dal centro cittadino è come attraversare un girone dantesco: traffico, smog, automobilisti incazzati come vipere soffianti, camion a pochi centimetri dalle nostre ruote. Una gara per la sopravvivenza in piena regola. Seguiamo l’Aurelia e ci lasciamo a tutta birra questo inferno alle nostre spalle! Quarto, Quindo, Nervi, Bogliasco, Pieve Ligure, più ci allontaniamo da Genova, più la pedalata diventa piacevole. La SS 1 corre sinuosa e parallela al mare, regalando scorci di una bellezza a tratti unica. Il percorso poi è continuamente ondulato, a brevi salite seguono gradevoli e riposanti discese in un incessante saliscendi sempre diversi gli uni dagli altri. Abbiamo tuttavia ancora le forze fresche e tutto ciò non ci spaventa. Proseguendo superiamo Sori, Recco, e ancora Camogli. Da qui comincia la prima vera difficoltà di giornata: la salita a Ruta. Da quota mare dobbiamo raggiungere i 269 metri: sono solo pochi chilometri di salita, ma le pendenze sono importanti, e il sole picchia forte. Sudiamo come orsi marsicani, sputacchiamo e urlacchiamo spezzoni di frasi infarcite di atroci turpiloqui. Il peso sulla bicicletta si fa sentire in maniera allarmante: sembra che un qualche farabutto si sia aggrappato al portapacchi e cerchi a tutti i costi di frenarci. Mezz’ora di sofferenza ed infine eccoci in cima. Breve sosta sul balcone panoramico, bevuta rigenerante alla fontana pubblica e ripartenza. Da Ruta è tutta una discesa fino a Rapallo: sette chilometri e mezzo di godimento puro accarezzati dalla brezza che spira dal mare. Superiamo Zoagli, ancora una serie di saliscendi che seguono il profilo frastagliato della costa, ed infine ecco l’ultima difficoltà di giornata: la salita al Santuario Nostra Signora delle Grazie. Le pendenze sono abbastanza abbordabili, ma arrivano al termine di un tragitto impegnativo. Arranchiamo mulinando rapporti da Mortirolo. Poi ad un tratto la strada spiana, e in un baleno siamo giù a Chiavari. Sono ormai le otto di sera. La cittadina balneare è affollata e disperatamente cerchiamo qualche indicazione per Lavagna: nulla di nulla. Chiediamo ad una signora, e questa, sfoderando un sorriso consolatore, ci dice che superato il ponte ci siamo. Ora non ci resta che trovare il nostro campeggio. Più facile a dirsi che a farsi. Mancano infatti le segnalazione, e quelle pochissime che ci sono riguardano campeggi diversi dal nostro. Allora ci fermiamo a chiedere ai passanti: nulla di nulla. Anche i residenti ignorano l’esistenza di questo campeggio. A quel punto ci fidiamo di un tizio che ci dice che la zona dei campeggi è più giù, lungo la costa. Arriviamo così fin quasi a Cavi di Lavagna. Poi però la cosa ci sembra francamente eccessiva e così contattiamo Simona. Anche da lei però, giungono informazioni vaghe: l’ingresso del campeggio è sul lungomare; ma anche dalla collina…! E comunque non ci sono indicazioni. Giriamo ancora a vuoto, mentre la stanchezza e la rabbia cominciano a montare. Alla fine troviamo un ragazzo che fa le consegne in scooter per una pizzeria: è il nostro salvatore…! E così, dopo un’ultima breve salita verso la collina raggiungiamo l’ingresso del campeggio. Ovviamente nessuna insegna neanche sul cancello d’entrata…! Sul vialetto alberato sento la voce squillante di Simona che ci chiama: ce l’abbiamo fatta. È bello rivedere questa nostra piccola grande amica dopo tanto tempo, e in queste circostanze: l’ultima volta c’eravamo visti a Roma, un marzo di un paio d’anni fa. Ci appare subito in ottima forma, abbronzata, il fisico asciutto, il sorriso smagliante. La bicicletta fa davvero un gran bene. Lasciamo le nostre “giumente” e andiamo a conoscere Daniele, il suo compagno di viaggio e di vita. Questi è seduto ai tavoli di legno del campeggio, ed è circondato da un numero impressionante di apparecchi elettronici: pc, tablet, cellulari, fotocamere, hard-disk. Appena ci vede ci fa un grande sorriso e ci viene incontro. Daniele è una persona solare al pari di Simona, e in pochi attimi s’instaura un clima di grande armonia e serenità. Come se ci conoscessimo da sempre. Come da copione Lorenzo ed io cominciamo a fare domande su domande (sul come quando dove perché di questo viaggio…) e loro, come altrettanto da copione, ci rispondono…! Chissà quante volte hanno dovuto raccontare le stesse cose, e chissà quante altre volte dovranno farlo nel corso dei mesi e degli anni che saranno in giro per il Mondo…! È un pensiero che mi attraversa come una folgore la mente, e da quel momento cercherò di non fare loro più domande su questo argomento. Infondo Daniele e Simona sono persone come noi (anche se un tantino particolari…) e sono tanto altro oltre che due “matti” che intendono fare un giretto in bicicletta. Oltretutto, proprio perché il giro del Mondo in bicicletta (superando peraltro i passi di montagna più alti del Mondo…) è un’avventura che non ha certezza alcuna - se non la loro volontà di tentarci - è quasi imprudente parlarne nei minimi dettagli. O almeno questo è quello che ho percepito nelle loro parole. Come a dire: “Sì ok, questo è quello che vogliamo fare…, ma non diciamolo troppo forte”. E non credo che si tratti di scaramanzia, ma di semplice consapevolezza delle difficoltà enormi che comporta un’impresa di questo genere. E così, nel corso della serata parleremo sì del loro viaggio, ma anche dei ricordi che ci legano a Simona, dei trekking fatti durante questi anni, dei loro viaggi pregressi, della loro e della nostra storia personale. Ed è una bella serata, trascorsa intorno ad un tavolo sotto un pergolato frondoso, tra marmocchi che giocano a rincorrersi e pizza e coca d’ordinanza…!
La mattina seguente ci prepariamo e siamo pronti a partire: lungo il vialetto incrocio il titolare del camping: «Ma senta un po’ - gli chiedo risentito - come mai non c’è neanche un’indicazione per il vostro campeggio?». E lui: «Lo facciamo a posta: sennò viene troppa gente». Al che mi guardo in giro: il campeggio è semivuoto. «Ma scusi, la crisi voi non la sentite?». «E be’ sì…, negli ultimi anni sì. Magari un paio di cartelli ora che ci penso, conviene metterli…» Ometto di scrivere l’improperio che mi è sorto spontaneo…! Da Lavagna raggiungiamo in breve Chiavari. La bicicletta di Simona diffonde rumori sinistri provenienti dalla ruota posteriore. Tiriamo giù i bagagli per vedere se si tratta di qualche cinghia o passante che tocca da qualche parte. Nulla di tutto ciò. A quel punto Daniele sentenzia: si tratta dei raggi. Ed in effetti i raggi della ruota posteriore sono allentati e, con il peso delle borse, tendono a muoversi e quindi a gemere. Non resta che cercare un negozio di ciclista per farli mettere a posto. Ne troviamo uno lungo la strada, ma ci “rimbalza” perché ha troppo da fare. Ci indirizza però da un suo collega, e qui finalmente troviamo il nostro uomo. Questi si accorge subito che i raggi sono montati male e in poco più di un’ora rimette in sesto non solo le ruote della bicicletta di Simona, ma - già che ci siamo - anche quelle della bicicletta di Daniele. E per un prezzo da amico. Amico, a cui è stato raccontato del viaggio intorno al Mondo: ovvero il passepartout che apre tutte le porte. E dunque si riparte: affrontiamo la salita che porta al Santuario, e poi giù verso Zoagli e ancora, dopo Rapallo, la salita a Ruta. Da questa parte l’ascesa è più lunga, ma decisamente più abbordabile, e così senza quasi accorgercene siamo in cima. Sosta pranzo con negli occhi il panorama del mare di Camogli.
Nel pomeriggio, siamo a Genova. Nella caotica e per niente a misura di bicicletta Genova. Ci fermiamo presso i giardini delle “Caravelle” per riprendere fiato. Qui ci raggiunge uno dei tanti “follewer” che segue le gesta dei nostri eroi. Si chiama Alessandro ed è un tipo assai originale: anche lui amante della bicicletta - ci ha raggiunto con un modello pieghevole - ha in programma un viaggio da Genova a Istanbul in autunno. Alessandro ascolta le storie di Daniele e Simona quasi in estasi; il sorriso è sospeso, gli occhi s’illuminano all’udire tante e tali meraviglie. Questi due viaggiatori gettano incantesimi tutto intorno a loro, e fanno sognare le anime nobili…! Nel giro di qualche minuto ci raggiunge un giornalista del quotidiano La Repubblica: intervista, servizio fotografico e pubblicazione dell’articolo quasi in tempo reale sul sito del giornale. Più trascorro il tempo con Simona e Daniele, più assisto a delle manifestazioni umane di stima, affetto e trasporto che mi lasciano sbalordito: sui social network la gente scrive: “Vi abbiamo visto passare da Chiavari. Siete grandi ragazzi…”; per strada le persone ci fermano e ci chiedono: “Siete voi che fate il giro del Mondo in bicicletta?”. Altri offrono ospitalità. Un grande abbraccio di solidarietà sembra stringersi attorno a loro mano a mano che il viaggio prosegue. Lorenzo ed io siamo senza parole, e se non provassimo grande affetto per loro, ci sarebbe da “rosicare” tutta la vita. A questo punto, visto che accamparsi con la tenda a Genova non è fattibile, né consigliabile, non ci resta che trovare un posto dove dormire questa notte. C’è un ostello sulle colline che ha disponibilità; ma a noi piacerebbe restare in centro. Anche perché questa sera ci sono altri amici che vogliono conoscere le celebrità. Un altro ostello, poco distante dai giardini delle “Caravelle”, ha solo due posti disponibili. Io mi arrendo subito. Simona e Daniele invece, dicono che se andiamo a parlare di persona con i gestori…, forse che forse si trova un accomodamento! Ed in effetti, l’accomodamento salta fuori. D’altra parte se parti per un viaggio di quattro anni…, devi pure affinare queste capacità di “dialogo”. Luca e Betta, i titolari dell’ostello, come d’altra parte tutti coloro che vengono a conoscenza di questa storia, rimangono estasiati e vogliono sapere ogni particolare di questa impresa. Daniele e Simona non lesinano le parole: ospitalità gratuita assicurata. In serata cena nel centro storico, in Piazza delle Vigne, e dopocena a spasso per i vicoli.
Il giorno dopo ancora l’incognita meteo. Le previsioni sono catastrofiche e danno pioggia fin dal primo mattino. In realtà scroscia solo nella notte, e già alle sette irrompe il sereno. Salutiamo la dolce Betta e ci avviamo alla volta di Savona. L’uscita da Genova, come sempre, è spaventevole. Fino a Pegli la situazione viabilistica è agghiacciante: lo smog è talmente greve che viene mal di testa e di gola. Sulla strada incontriamo un ciclista che si unisce a noi per qualche chilometro. Costui è il padre di un ragazzo che si era offerto di ospitare Simona e Daniele a casa sua. A Voltri ci fermiamo e il ciclista entra in una panetteria del corso: ne esce dopo qualche attimo con una busta gigante piena di focaccia spolverata con la polenta: specialità del luogo. Facciamo finta di volergliela pagare, ma questi rifiuta decisamente. Al che gli dico: «La prossima volta che sento qualcuno fare ironia sulla tirchieria dei genovesi…»; ma questi m’interrompe subito: «Tu lasciagliela fare…! Io sono di origini calabresi…»
Ad Arenzano facciamo una sosta. Qui la costa comincia ad essere veramente bella. La gente passa e ci guarda. Guarda le biciclette affardellate, si sofferma, scambia una battuta. Una coppia sui cinquant’anni, di Milano, passa, sorride. Poi torna indietro e chiede, s’informa. Daniele e Simona, sempre con il sorriso di chi si schermisce un po’ delle proprie parole, raccontano la loro storia. I due ascoltano quelle parole, sorridono di rimando e poi succede una cosa incredibile: l’uomo si avvicina e li abbraccia. E poi accarezza loro il viso e sorride ancora guardandoli negli occhi. È una scena commovente…! Lorenzo ed io, defilati, ci guardiamo storcendo la bocca di stupore. È difficile credere che tutto ciò sia reale: eppure è ciò che accade sotto i nostri occhi!
A questo punto salutiamo tutti e ripartiamo. Da Arenzano parte una splendida pista ciclabile ricavata dal vecchio tracciato ferroviario dismesso negli anni ’70. Si tratta di una specie di autostrade per le bici che passa a picco sulla scogliera, regalando scorci da favola. Il mare è incredibilmente azzurro, l’acqua cristallina e il cielo è completamente sgombro di nuvole. Lasciamo che Simona e Daniele si godano questo momento e andiamo a controllare gli orari dei treni per il ritorno da Varazze. Ha poco senso per me e Lorenzo proseguire fino a Savona: l’idea iniziale era accompagnare i nostri due amici fino a Cuneo, ma il meteo ha fatto saltare i piani.
E così dopo aver fatto i biglietti, torniamo sui nostri passi fino a ricongiungerci con loro. Simona ha un cerotto sul naso: facendo il bagno ha picchiato contro una roccia. Nulla di grave, per fortuna. Daniele invece si sta godendo gli ultimi momenti di mare. È il primo pomeriggio quando ci muoviamo. Sul lungomare di Varazze ci fermiamo presso un baretto. Un’ultima bibita tutti insieme prima di lasciarci. È un momento triste: mi dispiace distaccarmi da questi due ragazzi. Mi dispiace lasciarli andare da soli verso l’avventura, verso l’ignoto. Tuttavia mi conforta la constatazione che infondo non sono soli: ovunque vadano, ci sarà sempre qualcuno che li segue, che vuole conoscerli, che è ansioso di aprire le porte della propria casa. Un po’ come sta accadendo all’altra straordinaria viaggiatrice che il blog segue, ovvero Darinka Montico (“Dari-Supertrump”) da Baveno: da Palermo a Baveno a piedi (e senza soldi).
Prima di salutarci, e in un momento di estrema serietà e schiettezza dico loro: «Non so se invidiarvi oppure no». Loro sorridono. Perché in effetti, fino a che non si prova cosa vuol dire fare tutto ciò, anche in minima parte, non si può esprimere un giudizio. Da fuori è tutto fantastico, una favola che contempla solo gli aspetti belli del viaggio. Quando invece ci sei dentro, e ti accorgi di tutto ciò che c’è dietro…, be’ a quel punto davvero ti viene da dire: “non so se invidiarvi oppure no”.
Un lungo abbraccio suggella questo saluto.
In bocca al lupo, ragazzi.
E ricordatevi: un cartolina dalla Georgia…!
Ciao.
E così, dopo un ultimo consulto telefonico, Lorenzo ed io decidiamo di partire nel primo pomeriggio. Caricare le biciclette sul treno, oberate dalle borse e dalla tenda da campeggio, non è cosa semplice. E diviene anche cosa ridicola se ci si dimentica inopinatamente di legare un paio di cinghie al telaio: trovarsi in cima alle scalette del predellino, con le borse tragicamente ribaltate per terra (e la tenda finita sotto i binari), e lo sguardo del capotreno puntato addosso, mentre scrolla il capo con un’espressione tra il pietoso e il disgustato, non ha eguali! Se poi sul convoglio, debitamente segnalato come abilitato al trasporto biciclette, manca completamente la carrozza che ospiti i nostri mezzi, non resta veramente che piangere. Per fortuna troviamo un pertugio dove sistemare le nostre due ruote e così l’avventura può cominciare. A Milano piove ancora, ma più ci avviciniamo alla costa ligure più il tempo si rasserena. Chiamo Simona e le confermo che nel tardo pomeriggio saremo da loro. Ovvero nei pressi di Lavagna. Per giorni ho tormentato questi nostri amici con la domanda delle domande: che strada farete per salire al nord? E la risposta era sempre la stessa: “Non lo sappiamo con certezza”. Ora lo confesso: all’ennesima risposta di questo tenore, un minimo di risentimento l’ho provato. Mi dicevo: “Ma cacchio…, possibile che non abbiano ancora deciso se passare da Piacenza o se tirare diritto per la Liguria…?”. In realtà, solo chi intraprende un viaggio come questo - o anche ne compie un piccolo tragitto, affiancando i protagonisti di questa impresa - può rendersi conto delle mille incognite che gravano sul corso degli eventi. Basta una giornata di pioggia per mandare a monte tutti i piani. E poi c’è da tenere in considerazione la condizione fisica - che non è uguale e al top tutti i giorni - ; gli inconvenienti tecnici e meccanici legati ai mezzi e agli strumenti; le eventuali offerte di ospitalità - che magari non si trovano esattamente sull’itinerario studiato. E poi tutto ciò che non è legato al ponderabile, e che fa di questo viaggio una vera avventura. Ed in effetti, per Simona e Daniele, da che aprono gli occhi al mattino, a che li chiudono alla sera, è davvero tutto un’avventura: chiudere la tenda e sistemare i bagagli (non ci si rende conto di quanta roba si portino dietro, fino a che non la si vede sparpagliata per terra…); scegliere l’itinerario meno faticoso e approntare il piano di viaggio; prepararsi per la partenza; pedalare lungo strade spesso trafficate su di una bicicletta pesantissima; affrontare salite spesso sfiancanti; e poi, nel corso delle ore di pedalata, cominciare a pensare a dove accamparsi e dove trascorrere la notte. Un impegno fisico e psichico che metterebbe alla prova anche il più atarassico dei bonzi tibetani. E tutto questo ogni giorno che Dio manda in terra. E non mi soffermo su tutto ciò che è l’aspetto mediatico del viaggio: aggiornamento del sito, comunicazioni sui social - network, risposte alle mille domande che quotidianamente pongono i cosiddetti “followers”. E ancora foto, scrittura testi, commenti…! Insomma, un lavoro a tutti gli effetti.
Ma torniamo a noi: giunti a Genova il cielo si è rasserenato definitivamente e così, Lorenzo ed io, decidiamo di scendere dal treno e di fare una bella e lunga pedalata fino a Lavagna. Uscire dal centro cittadino è come attraversare un girone dantesco: traffico, smog, automobilisti incazzati come vipere soffianti, camion a pochi centimetri dalle nostre ruote. Una gara per la sopravvivenza in piena regola. Seguiamo l’Aurelia e ci lasciamo a tutta birra questo inferno alle nostre spalle! Quarto, Quindo, Nervi, Bogliasco, Pieve Ligure, più ci allontaniamo da Genova, più la pedalata diventa piacevole. La SS 1 corre sinuosa e parallela al mare, regalando scorci di una bellezza a tratti unica. Il percorso poi è continuamente ondulato, a brevi salite seguono gradevoli e riposanti discese in un incessante saliscendi sempre diversi gli uni dagli altri. Abbiamo tuttavia ancora le forze fresche e tutto ciò non ci spaventa. Proseguendo superiamo Sori, Recco, e ancora Camogli. Da qui comincia la prima vera difficoltà di giornata: la salita a Ruta. Da quota mare dobbiamo raggiungere i 269 metri: sono solo pochi chilometri di salita, ma le pendenze sono importanti, e il sole picchia forte. Sudiamo come orsi marsicani, sputacchiamo e urlacchiamo spezzoni di frasi infarcite di atroci turpiloqui. Il peso sulla bicicletta si fa sentire in maniera allarmante: sembra che un qualche farabutto si sia aggrappato al portapacchi e cerchi a tutti i costi di frenarci. Mezz’ora di sofferenza ed infine eccoci in cima. Breve sosta sul balcone panoramico, bevuta rigenerante alla fontana pubblica e ripartenza. Da Ruta è tutta una discesa fino a Rapallo: sette chilometri e mezzo di godimento puro accarezzati dalla brezza che spira dal mare. Superiamo Zoagli, ancora una serie di saliscendi che seguono il profilo frastagliato della costa, ed infine ecco l’ultima difficoltà di giornata: la salita al Santuario Nostra Signora delle Grazie. Le pendenze sono abbastanza abbordabili, ma arrivano al termine di un tragitto impegnativo. Arranchiamo mulinando rapporti da Mortirolo. Poi ad un tratto la strada spiana, e in un baleno siamo giù a Chiavari. Sono ormai le otto di sera. La cittadina balneare è affollata e disperatamente cerchiamo qualche indicazione per Lavagna: nulla di nulla. Chiediamo ad una signora, e questa, sfoderando un sorriso consolatore, ci dice che superato il ponte ci siamo. Ora non ci resta che trovare il nostro campeggio. Più facile a dirsi che a farsi. Mancano infatti le segnalazione, e quelle pochissime che ci sono riguardano campeggi diversi dal nostro. Allora ci fermiamo a chiedere ai passanti: nulla di nulla. Anche i residenti ignorano l’esistenza di questo campeggio. A quel punto ci fidiamo di un tizio che ci dice che la zona dei campeggi è più giù, lungo la costa. Arriviamo così fin quasi a Cavi di Lavagna. Poi però la cosa ci sembra francamente eccessiva e così contattiamo Simona. Anche da lei però, giungono informazioni vaghe: l’ingresso del campeggio è sul lungomare; ma anche dalla collina…! E comunque non ci sono indicazioni. Giriamo ancora a vuoto, mentre la stanchezza e la rabbia cominciano a montare. Alla fine troviamo un ragazzo che fa le consegne in scooter per una pizzeria: è il nostro salvatore…! E così, dopo un’ultima breve salita verso la collina raggiungiamo l’ingresso del campeggio. Ovviamente nessuna insegna neanche sul cancello d’entrata…! Sul vialetto alberato sento la voce squillante di Simona che ci chiama: ce l’abbiamo fatta. È bello rivedere questa nostra piccola grande amica dopo tanto tempo, e in queste circostanze: l’ultima volta c’eravamo visti a Roma, un marzo di un paio d’anni fa. Ci appare subito in ottima forma, abbronzata, il fisico asciutto, il sorriso smagliante. La bicicletta fa davvero un gran bene. Lasciamo le nostre “giumente” e andiamo a conoscere Daniele, il suo compagno di viaggio e di vita. Questi è seduto ai tavoli di legno del campeggio, ed è circondato da un numero impressionante di apparecchi elettronici: pc, tablet, cellulari, fotocamere, hard-disk. Appena ci vede ci fa un grande sorriso e ci viene incontro. Daniele è una persona solare al pari di Simona, e in pochi attimi s’instaura un clima di grande armonia e serenità. Come se ci conoscessimo da sempre. Come da copione Lorenzo ed io cominciamo a fare domande su domande (sul come quando dove perché di questo viaggio…) e loro, come altrettanto da copione, ci rispondono…! Chissà quante volte hanno dovuto raccontare le stesse cose, e chissà quante altre volte dovranno farlo nel corso dei mesi e degli anni che saranno in giro per il Mondo…! È un pensiero che mi attraversa come una folgore la mente, e da quel momento cercherò di non fare loro più domande su questo argomento. Infondo Daniele e Simona sono persone come noi (anche se un tantino particolari…) e sono tanto altro oltre che due “matti” che intendono fare un giretto in bicicletta. Oltretutto, proprio perché il giro del Mondo in bicicletta (superando peraltro i passi di montagna più alti del Mondo…) è un’avventura che non ha certezza alcuna - se non la loro volontà di tentarci - è quasi imprudente parlarne nei minimi dettagli. O almeno questo è quello che ho percepito nelle loro parole. Come a dire: “Sì ok, questo è quello che vogliamo fare…, ma non diciamolo troppo forte”. E non credo che si tratti di scaramanzia, ma di semplice consapevolezza delle difficoltà enormi che comporta un’impresa di questo genere. E così, nel corso della serata parleremo sì del loro viaggio, ma anche dei ricordi che ci legano a Simona, dei trekking fatti durante questi anni, dei loro viaggi pregressi, della loro e della nostra storia personale. Ed è una bella serata, trascorsa intorno ad un tavolo sotto un pergolato frondoso, tra marmocchi che giocano a rincorrersi e pizza e coca d’ordinanza…!
La mattina seguente ci prepariamo e siamo pronti a partire: lungo il vialetto incrocio il titolare del camping: «Ma senta un po’ - gli chiedo risentito - come mai non c’è neanche un’indicazione per il vostro campeggio?». E lui: «Lo facciamo a posta: sennò viene troppa gente». Al che mi guardo in giro: il campeggio è semivuoto. «Ma scusi, la crisi voi non la sentite?». «E be’ sì…, negli ultimi anni sì. Magari un paio di cartelli ora che ci penso, conviene metterli…» Ometto di scrivere l’improperio che mi è sorto spontaneo…! Da Lavagna raggiungiamo in breve Chiavari. La bicicletta di Simona diffonde rumori sinistri provenienti dalla ruota posteriore. Tiriamo giù i bagagli per vedere se si tratta di qualche cinghia o passante che tocca da qualche parte. Nulla di tutto ciò. A quel punto Daniele sentenzia: si tratta dei raggi. Ed in effetti i raggi della ruota posteriore sono allentati e, con il peso delle borse, tendono a muoversi e quindi a gemere. Non resta che cercare un negozio di ciclista per farli mettere a posto. Ne troviamo uno lungo la strada, ma ci “rimbalza” perché ha troppo da fare. Ci indirizza però da un suo collega, e qui finalmente troviamo il nostro uomo. Questi si accorge subito che i raggi sono montati male e in poco più di un’ora rimette in sesto non solo le ruote della bicicletta di Simona, ma - già che ci siamo - anche quelle della bicicletta di Daniele. E per un prezzo da amico. Amico, a cui è stato raccontato del viaggio intorno al Mondo: ovvero il passepartout che apre tutte le porte. E dunque si riparte: affrontiamo la salita che porta al Santuario, e poi giù verso Zoagli e ancora, dopo Rapallo, la salita a Ruta. Da questa parte l’ascesa è più lunga, ma decisamente più abbordabile, e così senza quasi accorgercene siamo in cima. Sosta pranzo con negli occhi il panorama del mare di Camogli.
Nel pomeriggio, siamo a Genova. Nella caotica e per niente a misura di bicicletta Genova. Ci fermiamo presso i giardini delle “Caravelle” per riprendere fiato. Qui ci raggiunge uno dei tanti “follewer” che segue le gesta dei nostri eroi. Si chiama Alessandro ed è un tipo assai originale: anche lui amante della bicicletta - ci ha raggiunto con un modello pieghevole - ha in programma un viaggio da Genova a Istanbul in autunno. Alessandro ascolta le storie di Daniele e Simona quasi in estasi; il sorriso è sospeso, gli occhi s’illuminano all’udire tante e tali meraviglie. Questi due viaggiatori gettano incantesimi tutto intorno a loro, e fanno sognare le anime nobili…! Nel giro di qualche minuto ci raggiunge un giornalista del quotidiano La Repubblica: intervista, servizio fotografico e pubblicazione dell’articolo quasi in tempo reale sul sito del giornale. Più trascorro il tempo con Simona e Daniele, più assisto a delle manifestazioni umane di stima, affetto e trasporto che mi lasciano sbalordito: sui social network la gente scrive: “Vi abbiamo visto passare da Chiavari. Siete grandi ragazzi…”; per strada le persone ci fermano e ci chiedono: “Siete voi che fate il giro del Mondo in bicicletta?”. Altri offrono ospitalità. Un grande abbraccio di solidarietà sembra stringersi attorno a loro mano a mano che il viaggio prosegue. Lorenzo ed io siamo senza parole, e se non provassimo grande affetto per loro, ci sarebbe da “rosicare” tutta la vita. A questo punto, visto che accamparsi con la tenda a Genova non è fattibile, né consigliabile, non ci resta che trovare un posto dove dormire questa notte. C’è un ostello sulle colline che ha disponibilità; ma a noi piacerebbe restare in centro. Anche perché questa sera ci sono altri amici che vogliono conoscere le celebrità. Un altro ostello, poco distante dai giardini delle “Caravelle”, ha solo due posti disponibili. Io mi arrendo subito. Simona e Daniele invece, dicono che se andiamo a parlare di persona con i gestori…, forse che forse si trova un accomodamento! Ed in effetti, l’accomodamento salta fuori. D’altra parte se parti per un viaggio di quattro anni…, devi pure affinare queste capacità di “dialogo”. Luca e Betta, i titolari dell’ostello, come d’altra parte tutti coloro che vengono a conoscenza di questa storia, rimangono estasiati e vogliono sapere ogni particolare di questa impresa. Daniele e Simona non lesinano le parole: ospitalità gratuita assicurata. In serata cena nel centro storico, in Piazza delle Vigne, e dopocena a spasso per i vicoli.
Il giorno dopo ancora l’incognita meteo. Le previsioni sono catastrofiche e danno pioggia fin dal primo mattino. In realtà scroscia solo nella notte, e già alle sette irrompe il sereno. Salutiamo la dolce Betta e ci avviamo alla volta di Savona. L’uscita da Genova, come sempre, è spaventevole. Fino a Pegli la situazione viabilistica è agghiacciante: lo smog è talmente greve che viene mal di testa e di gola. Sulla strada incontriamo un ciclista che si unisce a noi per qualche chilometro. Costui è il padre di un ragazzo che si era offerto di ospitare Simona e Daniele a casa sua. A Voltri ci fermiamo e il ciclista entra in una panetteria del corso: ne esce dopo qualche attimo con una busta gigante piena di focaccia spolverata con la polenta: specialità del luogo. Facciamo finta di volergliela pagare, ma questi rifiuta decisamente. Al che gli dico: «La prossima volta che sento qualcuno fare ironia sulla tirchieria dei genovesi…»; ma questi m’interrompe subito: «Tu lasciagliela fare…! Io sono di origini calabresi…»
Ad Arenzano facciamo una sosta. Qui la costa comincia ad essere veramente bella. La gente passa e ci guarda. Guarda le biciclette affardellate, si sofferma, scambia una battuta. Una coppia sui cinquant’anni, di Milano, passa, sorride. Poi torna indietro e chiede, s’informa. Daniele e Simona, sempre con il sorriso di chi si schermisce un po’ delle proprie parole, raccontano la loro storia. I due ascoltano quelle parole, sorridono di rimando e poi succede una cosa incredibile: l’uomo si avvicina e li abbraccia. E poi accarezza loro il viso e sorride ancora guardandoli negli occhi. È una scena commovente…! Lorenzo ed io, defilati, ci guardiamo storcendo la bocca di stupore. È difficile credere che tutto ciò sia reale: eppure è ciò che accade sotto i nostri occhi!
A questo punto salutiamo tutti e ripartiamo. Da Arenzano parte una splendida pista ciclabile ricavata dal vecchio tracciato ferroviario dismesso negli anni ’70. Si tratta di una specie di autostrade per le bici che passa a picco sulla scogliera, regalando scorci da favola. Il mare è incredibilmente azzurro, l’acqua cristallina e il cielo è completamente sgombro di nuvole. Lasciamo che Simona e Daniele si godano questo momento e andiamo a controllare gli orari dei treni per il ritorno da Varazze. Ha poco senso per me e Lorenzo proseguire fino a Savona: l’idea iniziale era accompagnare i nostri due amici fino a Cuneo, ma il meteo ha fatto saltare i piani.
E così dopo aver fatto i biglietti, torniamo sui nostri passi fino a ricongiungerci con loro. Simona ha un cerotto sul naso: facendo il bagno ha picchiato contro una roccia. Nulla di grave, per fortuna. Daniele invece si sta godendo gli ultimi momenti di mare. È il primo pomeriggio quando ci muoviamo. Sul lungomare di Varazze ci fermiamo presso un baretto. Un’ultima bibita tutti insieme prima di lasciarci. È un momento triste: mi dispiace distaccarmi da questi due ragazzi. Mi dispiace lasciarli andare da soli verso l’avventura, verso l’ignoto. Tuttavia mi conforta la constatazione che infondo non sono soli: ovunque vadano, ci sarà sempre qualcuno che li segue, che vuole conoscerli, che è ansioso di aprire le porte della propria casa. Un po’ come sta accadendo all’altra straordinaria viaggiatrice che il blog segue, ovvero Darinka Montico (“Dari-Supertrump”) da Baveno: da Palermo a Baveno a piedi (e senza soldi).
Prima di salutarci, e in un momento di estrema serietà e schiettezza dico loro: «Non so se invidiarvi oppure no». Loro sorridono. Perché in effetti, fino a che non si prova cosa vuol dire fare tutto ciò, anche in minima parte, non si può esprimere un giudizio. Da fuori è tutto fantastico, una favola che contempla solo gli aspetti belli del viaggio. Quando invece ci sei dentro, e ti accorgi di tutto ciò che c’è dietro…, be’ a quel punto davvero ti viene da dire: “non so se invidiarvi oppure no”.
Un lungo abbraccio suggella questo saluto.
In bocca al lupo, ragazzi.
E ricordatevi: un cartolina dalla Georgia…!
Ciao.
giovedì 24 luglio 2014
In partenza
Siamo in partenza. Il treno Regionale Veloce 2187, delle 14.25 porterà oggi, Lorenzo e me da Milano a Genova. Da qui, e sperando che il tempo si rimetta al bello, percorreremo 45 chilometri verso levante: Nervi, Bogliasco, Recco, Camogli, Rapallo...! Seguendo la Via Aurelia raggiungeremo Lavagna, dove ci attendono... udite udite... SIMONA e DANIELE, i due intrepidi protagonisti del viaggio intorno al mondo in bicicletta. Con loro pedaleremo un paio di giorni verso il Piemonte, direzione Cuneo, da dove poi, spiccheranno il volo per il primo dei "sette passi" di montagna più alti della Terra: Colle de la Bonette. A presto per gli aggiornamenti!
mercoledì 16 luglio 2014
Eroi dei nostri tempi
Il nostro blog, lo sapete, da qualche mese sta seguendo le gesta “eroiche” di Darinka Montico, la splendida camminatrice solitaria che, partita da Palermo a marzo, sta risalendo la Penisola a piedi (e senza un centesimo in saccoccia). La protagonista di questa impresa epica, dopo aver attraversato la Sicilia da nord-ovest a sud e a est, ed aver spuntato un passaggio gratis a bordo di un traghetto di linea Messina - Reggio Calabria (il “Caronte” di turno, di fronte alla richiesta di uno strappo sull’altra riva senza nulla a pretendere, pare che abbia detto: «E chi sono io per interrompere il tuo viaggio…»), ha seguito tutta la statale ionica fino a Taranto; da qui è scesa poi nel Salento (Gallipoli, Leuca, Otranto ect…) per poi risalire verso Lecce, Brindisi e Ostuni. Ieri è arrivata a Bari. Totale chilometri fino ad ora: 1474.
Cosa l’attende ora? Difficile dirlo: come dice giustamente Darinka, “quando si fa un viaggio a piedi è sempre difficile fare programmi”. Da quello che ho capito, a Dari-Supertrump non dispiacerebbe dare un’occhiata a Matera (Patrimonio dell’Umanità) e poi prendere la via di Napoli. Dopo di allora è davvero impossibile immaginare l’itinerario che la porterà verso casa.
Questi quattro mesi di viaggio sono stati raccontati quasi quotidianamente da lei stessa nel suo blog, e sono un affresco pittoresco di un’umanità solidale e aperta verso il prossimo (anche se non manca qualche piccolo episodio spiacevole, come è normale che sia). Tanti chilometri, tanti luoghi visitati, centinaia di persone incontrate, storie ascoltate, e storie raccontate. Uno scambio continuo di esperienze nomadi, così come era un tempo, quando per le genti la strada era casa.
Nelle ultime settimane poi, il blog ha preso a seguire l’impresa “folle” di due giovani di Roma (Simona e Daniele), alle prese con il giro del mondo in bicicletta: “Dai sette colli ai sette passi”, questo il nome del progetto. E sì perché non ci si poteva limitare a fare un semplicissimo giro del mondo (quello lo fanno già in tanti…); qui i nostri eroi si cimenteranno in un’ avventura ai limiti delle possibilità umane: ovvero, il transito sui sette passi di montagna più alti del mondo (il più alto di tutti, nell’Himalaya, supera abbondantemente i 5000 metri). Fantastico, non trovate? 100 mila chilometri da percorrere, 50 paesi da attraversare, quattro anni in giro sulla bicicletta. Strepitoso: è talmente surreale come progetto, che verrebbe voglia di partire subito con loro.
Simona e Daniele sono partiti da Roma sabato 12 luglio: per l’occasione è stata organizzata una grande festa in loro onore in Piazza del Campidoglio, con la presenza del Sindaco Marino. Tantissima gente, appassionata e non della bicicletta, ha voluto così salutare la partenza di questi due pedalatori intrepidi. Il primo tratto di strada, fino a Formello, è stata una specie di passerella: poco più di 30 chilometri. Qui c’è stata un’altra cerimonia di saluto benaugurante. Dal giorno dopo in poi, Simona e Daniele hanno cominciato a fare sul serio. Le loro biciclette, le cui borse - anteriori e posteriori - pesano quasi 40 chilogrammi, sono transitate per Sutri, Viterbo, Bolsena (Lago), Acquapendente; ed ora sono in Val d’Orcia, nei pressi di Pienza. Vale a dire uno dei luoghi paesaggisticamente più belli del mondo. Nei prossimi giorni continueranno a seguire l’antica Via Francigena, superando Siena, Firenze e a seguire gli Appennini. Il loro primo grande appuntamento sarà con il Colle del la Bonette, nelle Alpi francesi. Sarà il primo dei passi montani da affrontare. Quale strada percorreranno per arrivarci? Non si sa. È probabile che decidano di passare dalla Liguria, ma non è ancora certo. Come che sia, è intenzione mia e dell’amico Lorenzo, intercettarli durante la loro risalita, e fare 3-4 giorni di strada insieme a loro. Se tutto va bene il ricongiungimento avverrà tra il 24 e il 25 luglio. Sarà nostra premura raccontarvi tutto: come al solito.
Un grande in bocca al lupo a tutti e tre.
Segui il blog di Darinka: http://www.walkaboutitalia.com/
Segui il blog di Simona e Daniele: http://www.becycling.net/it/
Cosa l’attende ora? Difficile dirlo: come dice giustamente Darinka, “quando si fa un viaggio a piedi è sempre difficile fare programmi”. Da quello che ho capito, a Dari-Supertrump non dispiacerebbe dare un’occhiata a Matera (Patrimonio dell’Umanità) e poi prendere la via di Napoli. Dopo di allora è davvero impossibile immaginare l’itinerario che la porterà verso casa.
Questi quattro mesi di viaggio sono stati raccontati quasi quotidianamente da lei stessa nel suo blog, e sono un affresco pittoresco di un’umanità solidale e aperta verso il prossimo (anche se non manca qualche piccolo episodio spiacevole, come è normale che sia). Tanti chilometri, tanti luoghi visitati, centinaia di persone incontrate, storie ascoltate, e storie raccontate. Uno scambio continuo di esperienze nomadi, così come era un tempo, quando per le genti la strada era casa.
Nelle ultime settimane poi, il blog ha preso a seguire l’impresa “folle” di due giovani di Roma (Simona e Daniele), alle prese con il giro del mondo in bicicletta: “Dai sette colli ai sette passi”, questo il nome del progetto. E sì perché non ci si poteva limitare a fare un semplicissimo giro del mondo (quello lo fanno già in tanti…); qui i nostri eroi si cimenteranno in un’ avventura ai limiti delle possibilità umane: ovvero, il transito sui sette passi di montagna più alti del mondo (il più alto di tutti, nell’Himalaya, supera abbondantemente i 5000 metri). Fantastico, non trovate? 100 mila chilometri da percorrere, 50 paesi da attraversare, quattro anni in giro sulla bicicletta. Strepitoso: è talmente surreale come progetto, che verrebbe voglia di partire subito con loro.
Simona e Daniele sono partiti da Roma sabato 12 luglio: per l’occasione è stata organizzata una grande festa in loro onore in Piazza del Campidoglio, con la presenza del Sindaco Marino. Tantissima gente, appassionata e non della bicicletta, ha voluto così salutare la partenza di questi due pedalatori intrepidi. Il primo tratto di strada, fino a Formello, è stata una specie di passerella: poco più di 30 chilometri. Qui c’è stata un’altra cerimonia di saluto benaugurante. Dal giorno dopo in poi, Simona e Daniele hanno cominciato a fare sul serio. Le loro biciclette, le cui borse - anteriori e posteriori - pesano quasi 40 chilogrammi, sono transitate per Sutri, Viterbo, Bolsena (Lago), Acquapendente; ed ora sono in Val d’Orcia, nei pressi di Pienza. Vale a dire uno dei luoghi paesaggisticamente più belli del mondo. Nei prossimi giorni continueranno a seguire l’antica Via Francigena, superando Siena, Firenze e a seguire gli Appennini. Il loro primo grande appuntamento sarà con il Colle del la Bonette, nelle Alpi francesi. Sarà il primo dei passi montani da affrontare. Quale strada percorreranno per arrivarci? Non si sa. È probabile che decidano di passare dalla Liguria, ma non è ancora certo. Come che sia, è intenzione mia e dell’amico Lorenzo, intercettarli durante la loro risalita, e fare 3-4 giorni di strada insieme a loro. Se tutto va bene il ricongiungimento avverrà tra il 24 e il 25 luglio. Sarà nostra premura raccontarvi tutto: come al solito.
Un grande in bocca al lupo a tutti e tre.
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