Prova


“Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)

martedì 29 aprile 2014

La Pasqua della Loggia

Casa Alpina 'Il Pradaccio' - San Pellegrino in Alpe
- Smettetelaaaaa con ste foto…, smettetela subitooooo, tanto non ci riuscirete nel vostro spudorato intento di farmi rimpiangere di non essere venuto…! Singh…singh…singh… Fottuto servizio meteo…

- A me piace questa foto (in allegato). Si vede anche Lore in una posa plastica che lascia supporre abbondanti cene a base di legumi e nottate potenzialmente indimenticabili…

giovedì 24 aprile 2014

Allegri dialoghi con l’uomo triste

- Mi sa che non parto.
- Meteo?
- Sì. Gli altri sono decisi a partire. A me sembra una follia.
- Già…
- Mi spiace solo non rivedere la Giò.
- Che vuoi, la vedrai più avanti.
- Il fatto è che la salute… sai la salute se te la giochi così…
- Certo, meglio giocarsela a lavorare…
- Oggi ho preso un caffè al bar… c’era una barista nuova… che dire, avrà avuto minimo la quinta taglia! E poi tutto il resto… Sono uscito e mi sono sentito una merdaccia.
- Dovevi prendere un Fernet: avresti fatto colpo.
- Mah…, secondo me non capiva, non era italiana. Ad occhio sudamericana, una cosa troppo esagerata, da far incazzare.
- Guarda, non dirlo a me…! La primavera mi sta risvegliando gli ormoni…! Il che è già un miracolo: ero convinto che si fossero ormai estinti come i berlusconiani…
- A me la primavera rompe solo i coglioni.
- Oh e perché mai?
- Si corre, si corre, sempre per un guadagno inferiore, sempre più vessazioni burocratiche…, balena all’orizzonte la chiusura…
- Noooo, anche nel tuo settore? Tu…, tu che sei sul ramo…
- Ecco bravo, taglio il ramo su cui mi trovo.
- Ma si dice sul ramo o nel ramo? Sul ramo potrebbe confondersi con uno scimmiotto del Borneo.
- In effetti non c’avevo pensato.
- E la tipa che ti hanno presentato al matrimonio del tuo amico? Vi sentite?
- Ma quando mai, non ho mica il numero. La prossima volta che vedo chi me l’ha presentata tasto il terreno. Chiedo che impressione le ho fatto. Cazzo, mi sembra di essere tornato alle elementari!
- E meno male: cos’è, vuoi rinchiuderti già in un residence anni azzurri?
- Del resto sono bravo a tastare il terreno (essendo giardiniere: ndr).
- Anche a tirare il rastrello, s’è per quello…
- Facciamo una società io e te. Io bevo gasolio e sputo fuoco, tu passi con il cappello e raccogli i soldi…
- E nei momenti vuoti faccio la sagoma per il lanciatore di coltelli. Che poi sarebbe mio zio di Buccinasco.
- Perfetto, così le donne presenti si azzufferanno per noi.
- Giusto, ben detto: cadranno ai nostri piedi.
- 49 anni e sparare di queste robe…, e come se non bastasse in maggio ho un altro matrimonio: quasi quasi mi do malato. Uveite bilaterale.
- Ma va là…, ai matrimoni si acchiappa un casino. Soprattutto le damigelle d’onore.
- Certo, come no…!
- Si sa che le damigelle d’onore vanno in cerca di emozioni forti…! Non hai visto il film Quattro matrimoni e un funerale? È matematico.
- Bella emozione forte che sono (io).
- Ma scherzi? Io ho sempre fatto la mia porca figura ai matrimoni. Una volta mi sono infrattato con la ragazza di un mio cugino di secondo grado. Parrucchiera e damigella d’onore. Lei ovviamente, non lui.
- E sì, immagino…! E tuo cugino?
- Ah guarda, per me lui è come un fratello.
- A sì…? Sei proprio certo al cento per cento di quello che dici?
- Può sembrarti assurdo, e lo capisco, ma l’ho fatto solo ed esclusivamente nel suo interesse: dovevo capire se lei era la donna giusta per lui.
- E quindi, bocciata?
- No no, e perché mai? Sono fatti l’uno per l’altra…

- Oggi mi hanno presentato una tipa ad un party…, non mi ricordo neanche il nome…
- Andiamo bene…
- E per giunta era anche carina…
- Ottimo: lei é carina, tu c’hai i soldi… Siete a posto.
- Una festa di compleanno di un cliente (che conosco poco). La compagna ha questa amica single e decide di combinare ‘sto incontro. Per fortuna c’era altra gente, però quanto imbarazzo. Io non sono fatto per ‘ste robe… In fondo ho sempre sognato di incontrare casualmente una ragazza spigliata, gentile, dall’aspetto gradevole, che non mi trovasse eccessivamente repellente (cit.).
- Le hai detto che suoni?
- Ma va a cagare, va…
- Hai fatto bene: poteva essere una mossa controproducente dato il tuo non ancora eccelso livello artistico…! Le hai lasciato almeno il tuo numero?
- Macché, secondo me era più imbarazzata di me. In compenso ho fatto due chiacchiere con le amiche che, essendo già accasate, si sono mostrate spigliate e di spirito. Sempre così succede.
- Già, questa è la triste verità… Vorrei provare a consolarti, magari suggerendoti di aggrapparti alla fiasca. Ma temo che, così come per la chitarra, il consiglio si risolva in una debacle.
- Lasciamoci così, senza rancore. È meglio.

- Allora com’é andata?
- A cosa ti riferisci in particolare?
- Non dovevi uscire con una tipa?
- Mi sa che ti confondi. O sfotti…

- Ma io non capisco, sei un bel ragazzo (sì be’, magari proprio bello no… diciamo gradevole), hai una posizione, sei simpatico, generoso, pieno di premure e attenzioni… Ma cosa cazzo va trovando ‘sta qua?
- Lei ama le storie complicate, lontano da casa, che arrechino problemi: dovresti saperlo che le cose normali alle donne non piacciono.
- Oh mamma, e dire che non è più una ragazzina. Ma ciula, almeno?
- Secondo me molto poco.
- E lo vedi allora: è sempre quello il problema. Però ciula… Ne avete parlato delle sue ciulate? Potrebbe essere un buon modo per rompere il ghiaccio.
- Grazie del consiglio, sei sempre più prezioso… E comunque no, non ne abbiamo parlato: ne parla appena alle sue amiche.
- E tu come fai a saperlo?
- È venuto fuori che tempo addietro ha avuto una storiella con un tizio di Parma. Gli ha prestato anche dei soldi, dato che era un miserabile. Doveva andare in vacanza, poverino. Da solo! E lei glieli ha prestati!
- Ma allora è pure deficiente…
- Ad ogni modo ho comprato la moto: usata ovviamente.
- Ecco bravo…, metti su un bel giubbotto di pelle strappato, fatti crescere la barba… e cerca di puzzare di vino (meglio se Barbera). Magari ci vede un po’ di sano farabutto pure in te…
- Grazie del suggerimento. Metto subito in pratica.

martedì 22 aprile 2014

Giornata della Terra

La Giornata della Terra (in inglese Earth Day), è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l'ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l'equinozio di primavera, il 22 aprile. La celebrazione che vuole coinvolgere più nazioni possibili, ad oggi coinvolge precisamente 175 paesi.
Nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l'inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell'uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate (Wikipedia).

Pensando a questa giornata mi è venuto in mente il Cantico delle Creature di San Francesco. Non credo ci sia mai stato, nella storia dell’Umanità, qualcosa di più alto e sublime…

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore

et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore,
cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per loi.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora luna e le stelle,
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore
per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:

Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

Beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Laudate et benedicete mi’ Signore'
et ringratiate et serviateli cum grande humilitate

(San Damiano, Assisi, 1224)

giovedì 17 aprile 2014

Dai sette colli ai sette passi - un giro del mondo in bicicletta in completa autonomia

Qualche settimana fa abbiamo anticipato la nascita di un progetto visionario, un’avventura ai limiti delle umane possibilità: il giro del Mondo in bicicletta, passando dai sette passi più alti della Terra. Da un paio di giorni è on-line il sito di riferimento, curato personalmente da Simona e Daniele, i due “squinternati” che a luglio daranno il via a quest’impresa. Ecco cosa si legge sulla home page del sito:

Sette sono i colli su cui sorge Roma, sette sono i punti che disegnano sulla mappa l’itinerario completo di questa avventura. Non è un semplice viaggio, ma un’impresa sportiva che si pone come obiettivo il supporto per iniziative umanitarie e sociali e la promozione della bicicletta come mezzo di trasporto definitivo, divulgando un viaggiare lento e consapevole delle distanze e dei luoghi.

Partendo dalla nostra città natale porteremo le nostre biciclette in cima ai sette passi di montagna più alti del mondo, uno per ogni continente, dai 1580 metri del Dead Horse Gap in Australia (il passo più basso) ai 5565 metri del Semo La Pass in Himalaya. L’itinerario attraversa più di 50 paesi e copre più di 100.000 km esclusivamente in bicicletta. Dove possibile inoltre realizzeremo l’ascensione di diverse importanti vette improntando le scalate con lo stesso spirito di totale autonomia che caratterizza il viaggio.

Obiettivo del progetto è anche raccogliere fondi per la World Bicycle Relief, una ONG americana. Scopo dell’Organizzazione è quello di mobilitare e rendere indipendenti le piccole comunità del terzo mondo donando loro biciclette e formando, in loco, meccanici specializzati. E’ attiva in diversi paesi dislocati tra Africa, sudest asiatico e Sudamerica, tutte zone attraversate dal lungo itinerario del viaggio.

La scelta di viaggiare in bicicletta permette di entrare maggiormente a contatto con le realtà locali che si incontrano lungo il percorso. Il nostro progetto è anche una promozione del viaggiare responsabilmente e consapevolmente. Per questo l’AITR (Associazione Italiana del Turismo Responsabile) ci ha proclamato ambasciatori della carta del viaggiatore responsabile, e con la loro collaborazione ci impegniamo a mantenere e diffondere un comportamento rispettoso dell’ambiente e della cultura del luogo. Il progetto è un veicolo di conoscenza delle realtà alternative fuori dai consueti circuiti turistici, consapevoli della diversità di culture e necessità dei popoli che incontreremo.

Segui l'avventura direttamente sul sito becycling.net: http://www.becycling.net/

Le perle di Maurizio Milani

Lettera a Carlo (prof.) Rubbia: «Gentile professore, voglio parlarle chiaro. Quanto tempo ha in mente di far scontrare protoni a spese della fiscalità generale? Dispiace dirlo, ma lei nel 1985 aveva detto: “Tra 20 anni avremo la fusione fredda, energia pulita dal sole”. A oggi non mi risulta niente. Quindi cosa fa scontrare protoni a fare? A questo punto, d’accordo anche con il dott. Carlo Cottarelli, abbiamo deciso di chiederle:
1) Dove compra i protoni?
2) La ditta che li fornisce ha certificazione antimafia?
3) Quanto costa un protone?
4) Quanti centri di spesa per acquisto di protoni ci sono in giro?
Dispiace dirglielo, ma adesso i protoni li compriamo noi facendo gare al ribasso. Le parlo francamente: alcuni del Governo volevano non farle più spaccare protoni alla velocità due volte la luce. Anche perché, non per mancarle di rispetto, è mai possibile che parlate di cosa c’è prima del Big Bang e poi salta fuori un nuovo pianeta nel Sistema Solare? Ma prima di guardare “oltre” guardate a un chilometro dalla Terra!
Adesso alle Europee vado a votare un candidato. Mi raccomando prof., non mi voti poi la sua decadenza. Anche perché così non vale. Uno al bar che mi sente ragionare così: “Bravo, è ora di finirla! C’è pieno di miliardari che non hanno un’azienda, diventano ricchi con i soldi dello Stato. Che si affittino un capannone e rischino i loro soldi”».

Per la giornata del Fai sono andato a visitare il diurno di Porta Venezia a Milano. È chiuso dal 1950. Ancora molto bello. In stile liberty. Arrivano due rom con asciugamano e ciabatte e dicono al volontario del Fai: «Scusare amico, noi fare la doccia qui al diurno comunale, pagare un euro».
Volontario Fai: «No! No! Qui oggi non si può, oggi è la giornata del Fai».
Intervengo volentieri: «E allora? Fagli fare la doccia, cosa hai paura che ti rompano il museo? A parte che è già mezzo rotto».
Volontario: «No! La responsabilità della doccia ai rom non la prendo».
Interviene un altro disoccupato: «Me la prendo io, basta fare il finto volontario per entrare in politica».
Io: «È vero! Lei come volontario Fai è in arresto».
Volontario: «A che titolo?»
Noi: «Comitato di Salute Pubblica per far tornare Milano una città industriale e non un museo, per cui voi due rom fate tutte le docce che volete».
I due rom: «E voi brav’uomini che fate adesso?»
Noi: «Scappiamo in collina perché avendo arrestato uno del Fai, l’autorità darà ragione 100 per cento a lui».
I due rom: «Siete sicuri?»
Noi: «Dispiace dirlo, ma non siamo sicuri anzi pensiamo di aver fatto una pirlata per cui scappiamo. Vi dispiace se prendiamo il tram senza biglietto?»
I due rom: «Un po’ sì»
Noi: «Allora lo paghiamo»
Volontario Fai: «Basta far teatro nei luoghi Fai, andate a lavorare».
Infatti oggi iniziamo. Il Comune ci ha dato la licenza di barberia notturna. Esercitiamo qui nell’ex luogo Fai. Tanto si lamentano perché non siamo diplomati… però siamo drogati.

Fonte: http://www.ilfoglio.it/innamoratofisso

mercoledì 16 aprile 2014

Anteprima bike tour d’agosto (dei tre mari e delle quattro regioni)

L’anno scorso, come molti sapranno, ci siamo dilettati su e giù per le colline marchigiane (prima) e per i monti abruzzesi (dopo). Con qualche puntatina al mare (Conero, Costa dei Trabucchi etc…). Quest’anno invece ci spingeremo un po’ più a sud, varcando i confini di ben quattro regioni: Puglia, Basilicata, Campania e Molise (il solitario e misterioso Molise).
Partiremo da Trani, la cittadina pugliese che si affaccia sul Mare Adriatico con la sua splendida cattedrale romanica di pietra bianca, e c’inoltreremo nel cuore delle Murge; da qui punteremo verso Matera (patrimonio dell’Umanità), per poi raggiungere il Mar Ionio. Da qui rientreremo verso l’Appennino dove, lungo la nostra strada, affronteremo le asperità delle Dolomiti Lucane. A questo punto, lasceremo la Basilicata e, attraversando il Parco Nazionale del Cilento, sbucheremo a Castellabate, sul Mar Tirreno. Lunga tirata verso Salerno; giro intorno alla penisola Sorrentina; e poi via di nuovo verso l’interno, alla scoperta dell’Irpinia, passando dalle mitiche “terre dei briganti”. Con un’ultima pedalata ci porteremo in Molise, per visitare Campobasso e per giungere nuovamente al mare, nei pressi di Termoli o Vasto.
Cominciate a scaldare le gambe…!

1) Trani - Castel del Monte (Federico II) - Altamura (Parco Nazionale dell’Alta Murgia): 70 km.
2) Altamura - Matera (Murgia Materana) - Marina di Ginosa (Mar Ionio): 64 km.
3) Marina di Ginosa - Craco (città abbandonata) - Aliano (luogo di confino di Carlo Levi): 89 km.
4) Aliano - Castelmezzano - Pietrapertosa (Dolomiti Lucane) - Viggiano (1.023 m.): 77 km.
5) Viggiano - Teggiano - Laurino (Parco Nazionale del Cilento): 76 km.
6) Laurino - Castellabate (Mar Tirreno): 51 km.
7) Castellabate - Paestum - Salerno: 56 km.
8) Salerno - Amalfi - Positano - Sorrento - Castellamare di Stabia: 80 km.
9) Castellamare di Stabia - Avellino - Pontelandolfo (terra dei briganti) - Benevento: 76 km.
10) Benevento - Cusano Mutri (Parco Regionale del Matese) - Campobasso: 82 km.
11) Campobasso - Larino - Guglionesi - Termoli/Vasto (Mare Adriatico): 71 km.

Totale 792 km. (escluso i cosiddetti extra-ride).

12) Termoli/Vasto - Rimini (in treno)
13) Rimini - casa (in treno).

lunedì 14 aprile 2014

“Caro agli Dei è chi muore giovane”

Vent’anni fa moriva ad Imola Ayrton Senna, il più grande pilota di Formula Uno di tutti i tempi. Me lo ricordo quel giorno, guardavo il Gran Premio nella casa che avevo in affitto a Sesto San Giovanni, insieme ad altri due sciagurati come me. Avevo ventidue anni a quell’epoca, ed il mito della velocità ce l’avevo nel sangue, così come il culto del bel gesto e del cavaliere senza macchia e senza paura (eravamo nel pieno di “Mani pulite”). Ed Ayrton incarnava alla grande questo cliché: era il più veloce in corsa, stupiva per le sue straordinarie doti nelle condizioni tecniche o meteorologiche più infami: nessuno riusciva a stargli dietro sul bagnato. Era un vero “eroe” del volante, sprezzante del rischio, contrario ad ogni compromesso (mitici i suoi scontri con Alain Prost), disposto a giocarsi sempre il prezzo più alto. Ed anche nella vita, nonostante rifuggisse i riflettori della mondanità, era sempre al centro dell’attenzione, perché in ogni cosa che faceva, risaltava prepotente la sua forza d’attrazione, il suo carisma ineguagliabile. I tabloid di mezzo mondo fecero affari d’oro, per esempio, con le sue liaisons d’amour con le donne più belle del pianeta (vedi Carol Alt).
Quel giorno maledetto, quando la sua Williams andò a sbattere contro il muretto della curva del Tamburello, nessuno di noi riuscì a credere neanche per un istante che la sua vita sarebbe finita quel giorno: egli era immune dalla morte nelle nostre menti di ragazzi…! E così, anche quando lo tirarono fuori dall’abitacolo, non ci sembrava vero che fosse grave, tutt’altro, ed anzi, ci aspettavamo che da un momento all’altro si alzasse sulle proprie gambe e, come aveva fatto mille volte, si togliesse il casco e se ne tornasse da solo verso i box. La cronaca poi ci raccontò il seguito. Purtroppo.
Ecco, ora a distanza di vent’anni, ancora di più rifulge il suo ricordo, e così come accade con i grandi che se ne sono andati tragicamente - e troppo presto - , ci si appresta alle grandi celebrazioni. Si inaugureranno statue ricordo, si dedicheranno a lui circuiti sportivi, magari anche qualche scuola adotterà il suo nome.
Ayrton aveva 34 anni quando se n’è andò, era ancora un ragazzo. Nel suo bellissimo pezzo pubblicato su Il Fatto Quotidiano di sabato, Massimo Fini scrive un elogio del campione brasiliano e una serie di considerazioni circa la sua “morte epica (non già tragica), una morte nella pienezza della salute, nello splendore della giovinezza. Una morte in bellezza”. E la mette in contrapposizione con quell’altro tipo di morte, “la morte biologica, quella in genere del vecchio, con un corpo che si sta disfacendo”. Quella che “ci fa orrore”. Ecco perché gli antichi - nella loro infinita saggezza - avevano elevato a massima di vita l’espressione “Carpe diem”, ovvero cogli l’attimo. Oggi invece, nella nostra infinita insulsaggine, abbiamo cancellato il concetto di fine, la morte non ci appartiene più antropologicamente. E così tutto scorre in un continuum temporale che ci porta dall’infanzia alla vecchiaia, quasi senza distinzione di colore, come se tutto dovesse essere sempre uguale ed identico a se stesso. Ed invece dovremmo ogni tanto fermarci a riflettere, dovremmo accendere una luce su parole come vecchiaia, morte, tempo. Solo in questo modo, forse, riusciremmo a dare la giusta prospettiva alla nostra vita e ad assegnare importanza alle cose importanti, tralasciando tutto il resto. Forse…!

Ferruccio Sansa (Il Fatto, 7/4), che leggo sempre volentieri perché ogni tanto scantona dai temi della legalità e della politica che sono propri del nostro giornale, avendo letto, a Londra, su una grande lavagna la frase «Prima di morire vorrei…», riflette sulla vecchiaia, la morte, il tempo.
Nella mitologia greca Cronos, il padre degli dei, mangia i suoi figli. Cosa vuol dire questa metafora? Che il Tempo ci divora. È il padrone ineluttabile delle nostre esistenze. («Vola il tempo, vola e va, ma forse più del tempo, che non ha età, siamo noi che ce ne andiamo»- De Andrè). Per rimuovere questo pensiero riempiamo la nostra vita di ogni sorta di cose, di azioni e di sentimenti (i quali, nella mia ottica, non sono che delle, non innocue, malattie psicosomatiche). Cerchiamo in tutti i modi di ‘ammazzare il tempo’. Purtroppo è il Tempo che ammazza noi.
«Caro agli Dei è chi muore giovane» scrive Menadro. Quando ero ragazzo pensavo che fosse solo una bella battuta d’autore. Credo invece che contenga una cruda verità. La morte di Ayrton Senna, trentenne -quando, dopo vari preavvertimenti, si infila il casco, come il cavaliere medioevale si cala la celata, sapendo che va a morire, ma il suo orgoglio di campione non gli concede scelta- non è tragica, è epica, è una morte nella pienezza della salute, nello splendore della giovinezza. È una morte in bellezza. La morte biologica, quella in genere del vecchio, con un corpo che si sta disfacendo, ci fa orrore.
Ma forse ad essere baciati in fronte dagli Dei sono solo coloro che non sono mai nati. Perché una volta che ci sei entrato, nella vita, non hai più scampo. Non puoi evitare il torturante confronto col Tempo. E finché ci sei te la devi giocare questa partita […].

Continua a leggere l’articolo di Massimo Fini: http://www.massimofini.it/articoli/l-inevitabile-condanna-della-nostra-vecchiaia